Alla ricerca di un albero bicentenario in Val Concei

Le valli del Trentino non smetteranno mai di stupirmi: mi pare che ne spunti una al giorno, con mille cose da scoprire. La Val Concei, onestamente, non l’avevo mai visitata, ma è un luogo molto carino e soprattutto immerso in tantissimo verde, ben curato e molto familiare. Ci siamo arrivati dopo aver passato la Val di  Ledro a cui è legata, essendone in sostanza la perpendicolare. Lenzumo, Locca e Enguiso sono i paesi principali, ma noi non siamo arrivati fino in Val Concei per visitarne solo i paesi, siamo andati alla ricerca di un abitante essenziale di questa valle: un vecchio che ha raggiunto ormai i duecentocinquanta anni e che sicuramente ha tante storie da raccontare!

Non sono impazzita, non parlo certo di una persona, ma di un vecchio vecchissimo albero, di quelli che, dall’alto delle sue fronde avrà visto e vissuto mille avventure. Si tratta di un faggio bellissimo, che scopriamo però solo alla fine della nostra passeggiata, come un premio. Parcheggiamo in una stradina laterale imboccata in direzione “piste da fondo”, dopo Lenzumo, sulla strada per il Rifugio “Al Faggio”. Abbiamo subito la prima sorpresa: ci sono le mucche! Vederle è sempre bello e tra campanacci e muggiti ci incamminiamo per un sentiero che notiamo essere adatto anche per i passeggini da trekking e che ci conduce in mezzo ad una valle verde e costellata, nel primo tratto, di bellissime casette, tra cui un interessante B&B (“La Roda”) che altro non è se non un antico fienile riadattato.

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Ci piace da subito e cominciamo a fantasticare di una vacanza relax, i bambini però sono già corsi avanti e tra il simpatico rumore degli aghi di abete che vista l’estate imminente, cadono regalando un’insolita pioggerellina, ci avviciniamo al greto di un torrente che, secco, sembra una grande strada di sassi bianchi. Un po’ più avanti però la sorpresa: nel torrente si fa viva un po’ di acqua e l’urletto di Timothy quando ci immerge i piedi (non resiste mai, non c’è niente da fare), ci fa capire che la temperatura dell’acqua è davvero bassa. D’altronde non c’è da stupirsi, si tratta del torrente Assat dei Concei, che scende dal monte Guì, una delle alte montagne che circondano la valle e porta inequivocabilmente i tratti dell’inverno appena passato. DSC_0574Tutta la passeggiata è molto ombreggiata, piacevole e fresca e l’acqua contribuisce a questa frescura, tant’è che Sophie, la meno propensa alle camminate del gruppo, si diverte tanto e conferma che il fresco  e il fatto che il sentiero sia pianeggiante regala a questo posto molti punti. Dulcis in fundu arriviamo, dopo circa 45 minuti di facile cammino rilassato, al rifugio “Al faggio” che si staglia elegante in cima alla strada racchiuso in una cornice di bosco e cime montuose e che è anche un ottimo ristorante con piatti tipici. Il nostro vecchio amico, per cui la passeggiata vale veramente di essere affrontata, si trova proprio dietro al rifugio: un albero maestoso, curatissimo, adornato da un cartello in cui si legge una leggenda molto bella fatta di gnomi e folletti, di vecchie storie narrate da nonne a nipoti e tramandate nel tempo. Molto affascinante. Piccola pausa e poi si torna indietro, immergendoci nuovamente nel nostro fresco e confortevole sentiero.

Vi consigliamo di provare questa passeggiata quando volete fuggire dall’arsura estiva e passare qualche momento immersi nel verde in attesa di leggere con in vostri bimbi la leggenda di Varisto, della sua nonna, dei folletti e del grande faggio bicentenario. Per informazioni: tel. +39 0464 591222

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