Le malattie ci inseguono,ma noi siamo più veloci!

Puntuali come ogni anno, con l’inizio della scuola arrivano loro: i malanni di stagione.

Quando Gaia era appena nata, bastava un colpo di tosse per entrare in zona “allarme rosso” un occhio arrossato per correre alla ricerca di un collirio, un termometro che segnava 36.8 per vegliarla un’intera notte come fosse una novella Beth di Piccole Donne.

Poi è cresciuta ha avuto il suo debutto in società con l’ingresso al nido, è arrivato il fratellino e le malattie sono aumentate in maniera esponenziale: il moccio al naso è diventato un compagno fedele da luglio a maggio (salta giusto quei 15 giorni in giugno in cui siamo al mare), le gastroenteriti hanno iniziato ad arrivare con cadenza quasi mensile e visto che siamo persone diligenti abbiamo cercato di completare la raccolta delle malattie infettive nei primi 4 anni di vita. Così giusto per toglierci il pensiero!

Poi la situazione si è stabilizzata (credetemi, ora magari non ci credete, ma succede!) non si ammalano più così spesso, ma tutti quei virus ci hanno temprato.

Marito: “Senti Samuel, è un po’ caldo, secondo te è malato?
Io, tastando mani e fronte: “Ma va, è solo un po’ di alterazione, arriverà si e no a 38, 7!

Già perché con il tempo ho sviluppato il superpotere di calcolare al centigrado le variazioni di temperatura del loro corpo con la sola imposizione delle mani. A volte non serve neanche quello. A volte basta entrare nella loro stanza la mattina per fiutare l’odore dell’influenza in arrivo.

Però ho smesso di agitarmi. Se all’inizio della mia carriera di mamma bastava un nasino gocciolante per entrare nel panico, ora passiamo indenni attraverso ramificazioni di germi e batteri. Non siamo diventati immuni alle malattie, ma all’ansia si, grande traguardo no?

In compenso, al posto nostro, si agita la nonna.

Immaginate la scena.

“Come sta Samuel? è malato?”
“No, ha solo un po’ di tosse.”
“………..”
“Mamma, sta bene. E’ solo raffreddore”
“No, ma povero chissà come soffre”
“No, mamma non hai capito, lui salta, corre e distrugge, quella povera che soffre sono io”
“Ma io lo so, povero, povero Sam!”

Oppure

“Ma non sarà malata sta bambina? E’ tutta sudata!”
“Mamma, è tutta sudata perché siamo al parco e sta giocando.”
“No appunto, è che bisognerebbe starci attenti!”
“Ma guarda mamma che era con te, io sono appena arrivata dal lavoro!”
“Eh sì, ma povera Gaia, speriamo che non sia malata!”
“Mamma sta correndo con le sue amiche come se dovessero allenarsi per la maratona di New York, a me non pare troppo sofferente.”
“Eh sì, però… Povera Gaia!”

Poi un giorno qualcuno me lo spiega, perché i figli sono sempre “poveri” agli occhi dei nonni. E noi figlieee?!

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