Sepùlveda e la sua lumaca. Ma anche tutti noi.

Per il suo compleanno “la zia Silvana” ha regalato a Samuel l’ultimo libro di Luis Sepùlveda: Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza. L’ho letto subito, tutto d’un fiato. Un centinaio di pagine che scorrono veloci. Sepùlveda è un genio, capace di dare forma a pensieri semplici ma potenti. Anche questo libro – che parla di una lumaca che vuole scoprire il perché della propria lentezza, così come avere un nome, e per questo si avventura da sola nel prato contro il parere delle sue compagne – è così. Io pensavo fosse stato scritto per elogiare i ritmi lenti, la capacità di assaporare le cose, la bellezza della pazienza in questa vita frenetica. Eppure mentre leggevo queste pagine pensavo ad una mamma che ho conosciuto recentemente e che mi è entrata nel cuore. Il suo bimbo, nato prematuro, ha dei grossi problemi fisici e mentali che la costringono tutti i giorni a dei ritmi precisi e ad attività ripetitive. Non la vita che sognava mentre l’aveva in grembo. Poteva impazzire e invece sempre allegra, un trattore, motore di tante iniziative utili all’associazione che ha contribuito a fondare. Pensavo ad una mia amica, che non sarà mai mamma e che dopo tanta sofferenza ha capito che la vita aveva scelto così per lei. E non ne è poi più così dispiaciuta. Penso ad un papà che si è trovato spiazzato – tradito ed abbandonato – davanti alla possibilità che sua figlia, allora piccolissima, fosse  affidata alla mamma grazie ad una legge italiana al 99% dalle parte delle donne. Dopo anni di lotta, e di soldi ingiustamente versati all’ex moglie, la bambina lo adora e trascorrono un sacco di tempo assieme. Pensavo a tutti noi, che tanto fatichiamo a volte ad accettare noi stessi, la nostra eredità familiare, le situazioni che ci capitano. Dimenticando che la vita è generosa. E che tutto ha un senso. Basta avere la pazienza di capirlo.

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