In questo periodo quasi tutti avranno sentito pronunciare la parola “biodistretto” o avranno visto i gazebo nelle piazze o assisstito a scambi di battute in proposito. Abbiamo pensato di scoprire insieme a voi di cosa si tratta questo grande progetto che, parlando con chi si sta impegnando per la sua realizzazione, ci sembra innanzitutto un investimento per il futuro dei nostri figli e un impengo morale verso le generazioni future e verso il Trentino che è un territorio splendido anche dal punto di vista della produzione di prodotti alimentari.

Il progetto per cui è in corso questa campagna di raccolta firme per far sì che la Provincia Autonoma di Trento indica un referendum ad hoc  (fino al 4 marzo potete firmare per il biodistretto in tutti i Comuni del Trentino, ma anche nei gazebo e alla fine delle conferenze indette sul tema) ha due obiettivi semplici e chiari (leggete QUI il manifesto completo):

  1. agevolare (in modo volontario)la produzione di prodotti biologici in Trentino
  2. rendere accessibili questi “nostri” prodotti a chilometro zero alla collettività trentina, ma anche a chi arriva in Trentino come visitatore

I due obiettivi sono di fatto consequenziali: agevolare la conversione (in modo volontario) delle aziende agricole al biologico significa permettere una maggiore produzione di questo tipo di prodotti e l’aumento dei prodotti a sua volta permetterà a mense scolastiche, ristoranti, supermercati, ecc…, di avere più prodotti a disposizione per soddisfare il fabbisogno del Trentino su diversi piani. Tutto parte infatti dalla considerazione che ad oggi l’offerta biologica del Trentino è così scarsa da non coprire il fabbisogno degli abitanti. In parole povere pur avendo le caratteristiche per una produzione biologica di qualità, attualmente gli agricoltori non hanno agevolazioni per la conversione al biologico che richiede non solo un investimento per la riorganizzazione delle aziende, che sono per la maggior parte piccole aziende, ma nemmeno l’incentivo per farlo e la sicurezza che la nuova distribuzone venga accolta nel verso giusto.

La domanda però a questo punto è perchè utilizzare i prodotti di sintesi, sicuramente meno salutari, soprattutto per i bambini, e acquistare i prodotti biologici altrove a causa dello scarso fabbisogno? 

Il biodistretto vuole rispondere proprio a questa domanda e vuole essere un patto territoriale tra agricoltori, cittadini ed ente pubblico, in questo caso la Provincia Autonoma di Trento, che regola la fornitura alimentare di mense di asili, scuole, aziende, ristoranti ecc… Sono in fatti questi luoghi in cui l’ente pubblico porta i prodotti biologici, ma l’offerta biologica del Trentino, come già detto è attualmente troppo scarsa per accontentare tutte le richieste e così capita che ai nostri bambini vengano sì somministrati prodotti biologici, ma acquistati fuori dal Trentino con conseguente allungamento della filiera, aumento dei costi e svantaggio per l’economia interna e per il portafoglio dell’ente pubblico, ma soprattutto delle famiglie.

Sul fatto dei prezzi la domanda sorge spontanea, perchè il clichet che vede i prodotti bio essere considerati più costosi degli altri prodotti induce forse le famiglie a non servirsi in maniera  serena di questa speciale categoria di alimenti. Va smentito innanzitutto questo e per fare un esempio pratico, chi si occupa di promuovere il biodistretto riporta proprio un dato concreto facendo presente che un prodotto agricolo come il porro si trova al supermercato a prezzo pieno sui 2,85 euro al chilogrammo e viene importato, al 99%, dall’Olanda, mentre in piazza a Trento, al mercato contadino, si trova già a chilometro zero a 2,50€ al chilogrammo.

Dunque a parte informarsi bene sull’attualità dei prezzi del bio e provare a rieducarsi da questo punto di vista, i cittadini devono sapere che i prezzi a volte sono proibitivi perchè la variabile che per prima influenza il costo è proprio la filiera, vale a dire i vari passaggi che vanno dalla produzione alla vendita che si complicano quando i prodotti devono essere, per forza di cose, “importati” da fuori provincia. Con il biodistretto si auspica dunque anche un calo dei prezzi andando ad aumentare l’offerta e accorciando la filiera:  i prodotti potranno essere reperibili più facilmente e a buon mercato, senza perdere di vista la qualità e quindi senza svendere il prodotto che rimane di alta qualità e per questo di base comunque più costoso nella sua produzione (la manodopera rimane più incisiva).

A questo punto entra in gioco anche il buon senso dei cittadini: non aspettatevi di trovare le arance bio in Trentino, magari a buon prezzo, naturalmente! Si tratta di una battuta, è chiaro, ma rieducare i consumatori, le famiglie, i bambini alla consapevolezza della territorialità dei prodotti, rideucare cioè noi stessi anche alla stagionalità dei prodotti e di conseguenza al suo corretto uso nella dieta quotidiana sarà e dovrà essere sicuramente una delle azioni a corollario di questo ambizioso progetto. A partire dalle scuole.

La cosa interesante è che tutti gli anelli di questa grande catena che va dalla produzione alla distribuzione fino al consumo, saranno chiamati a partecipare al progetto attraverso tavoli di discussione, progettazione e realizzazione. I supermercati per esempio, in primis quelli locali, poiché, pur puntando a tutte le realtà è chiaro che le grandi catene straniere o non provinciali devono cogliere l’interesse di far parte di questa nuova strategia di distribuzione. Viene da pensare che, com’è normale che sia, la rete di distribuzione locale sarà favorita. Anche qui un grande ruolo verrà giocato dal buon senso dei cittadini nello scegliere il posto dove acquistare certi tipi di prodotti.

Frisches Gemüse auf einem Tisch, im Hintergrund ein Sonnenblumenfeld, Konzept Biogemüse, Hofladen, Anbau mit Nachhaltigkeit

Nel concreto una volta chiusa la raccolta firme e ottenuto il referendum, la Provincia Autonoma di Trento dovrà, prima di riuscire a istituire un distretto biologico, emanare una norma frutto di un confronto tra tutte le parti coinvolte che nel frattempo saranno già sentite e messe a confronto da chi, fuori dal contesto ente pubblico, sta lavorando per questo progetto. Per chi si interroga sui tempi di realizzazione sappia che la raccolta firme chiude ufficialmente il 26 marzo 2020seguirà il referendum e l’emanazione della norma di costituzione del biodistretto (entro agosto – settembre 2021). Ma questo non sarà che il primo step di un percorso che avrà dei tempi più lunghi (si stima tra i 6 e gli 8 anni) durante il quale il biodistretto dovrà a tutti gli effetti concretizzarsi. Questo perchè servono anni per riorganizzare la filiera e permettere ai produttori di convertirsi in modo adeguato, così come ai distributori di compiere le azioni necessarie per accogliere le novità. Ecco perchè bisogna pensare a questa azione come a un grande investimento per il futuro, aspettando magari il 2030, ipotizziamo, per veder nascere effettivamente, il Biodistretto del Trentino con il  fine di tutelare la salute, l’ambiente e la biodiversità. Ricordate che l’ape è stata dichiarata a fine 2019 l’essere vivente più importante del pianeta? Bene, anche a causa dell’uso non controllato  dei pesticidi, secondo dati recenti, le api di tutto il mondo sono scomparse fino al 90%. Un dato che fa riflettere.

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