Tra gli ecomusei, quello della Val Meledrio è un percorso vitale, all’aperto che racconta le esperienze storiche e culturali di questa valle inserita nel Parco Nazionale Adamello Brenta, selvaggia e incontaminata, che ha sempre svolto la funzione di canale di comunicazione tra la Val di Sole e la Val Rendena. La storia delle comunità che hanno vissuto qui è presente in modo significativo e l’ambiente naturale è cornice della loro presenza.

L’insieme dei paesaggi, delle catene montuose calcaree e granitiche, dei boschi e dei tanti laghetti che caratterizzano questo posto, hanno contribuito notevolmente a farne un luogo turistico interessante ogni mese dell’anno. E’ infatti considerevole la tipologia di proposte offerte, dallo sci al trekking, alla vacanza didattico-formativa, alla nountain- bike.

Qui nel tempo  fiorita un’industria autonoma per quanto riguarda la produzione della calce, ma anche per la produzione di altri prodotti locali. Si può parlare di un commercio vero e proprio di prodotti silvo-pastorali, di legname, di carbone di legna, oltre che di ferro e di calce, commercio sviluppato e intrecciato con i centri urbani vicini e con le regioni confinanti.

Per conoscere al meglio questa realtà l’ecomuseo prevede diversi percorsi, da fare in autonomia.

PERCORSO ECOMUSEO VAL MELEDRIO

Il percorso Ecomuseo Val Meledrio inizia all’interno del paese di Dimaro dove è situata la chiesa con il particolare campanile cinquecentesco. Procedendo lungo la strada che costeggia il torrente Meledrio (località Boschetto di Dimaro) si raggiunge la segheria comunale veneziana posta all’ingresso del paese provenendo da Folgarida. Da qui si può seguire il percorso della trementina per poi continuare la passeggiata, percorribile anche in mountain bike, portandoci verso le fosinace, dove veniva lavorato il ferro, risorsa economica primaria nel periodo medievale. Qui ritroveremo il maglio perfettamente conservato e ristrutturato ed una comoda area picnic. Si prosegue poi verso la calcara, antica fornace per la cottura e la produzione della calce. Proseguendo si raggiunge il dos di Santa Brigida, dove in seguito ad opere di ricerca sono stati rinvenuti i resti dell’omonimo Ospizio, antico ricovero gestito da frati e dedito a viandanti e pellegrini.

Le Dolomiti
Il 26 giugno 2009, l’UNESCO ha decretato l’inserimento delle Dolomiti nel Patrimonio Naturale Mondiale dell’Umanità. Tra i nove gruppi dolomitici anche le Dolomiti di Brenta hanno ottenuto il riconoscimento come bene seriale per la loro eccezionalità geologica e paesaggistica. Da oggi essi sono iscritti nella lista dei beni naturali dell’Unesco e dovranno sottostare a precise regole di tutela e di valorizzazione

La Segheria veneziana
Posta al margine dell’abitato di Dimaro accanto alla strada statale per Madonna di Campiglio, la segheria costituisce un luogo di grande interesse e valore storico culturale. Grazie ad alcuni documenti è possibile farne risalire l’esistenza almeno ai primi dell’Ottocento. Essa è rimasta operativa fino al 1960. Il Comune di Dimaro si è attivato per ripristinare totalmente l’edificio fino a renderlo agibile e funzionante, restituendo alla Segheria veneziana l’immagine storica originaria. Attraverso un percorso didattico- espositivo è possibile visitare l’edificio per ammirare i vari meccanismi interni artigianali eseguiti in legno e ferro; tutte le funzioni sono descritte in pannelli illustrativi, accessibili anche a segheria chiusa durante i periodi in cui non si effettuano visite guidate.

Percorso della trementina
Il lavoro di estrazione della trementina dai larici si è sviluppato in Val di Sole per la grande quantità di larici presenti sul territorio e nei secoli ha ricoperto un ruolo importante nell’economia locale. Le prime notizie a riguardo che troviamo nei documenti di archivio risalgono al Medioevo. Questa attività nel corso dei secoli è continuata giungendo al periodo di suo massimo sviluppo alla metà dell’Ottocento. La resina di larice è una sostanza organica vegetale che allo stato fresco, si presenta come una massa di color miele molto appiccicosa. Dalla distillazione della resina si ottengono due prodotti principali: la trementina e la colofonia. La trementina è nota fin dagli antichi tempi per le sue virtù curative. Tra le indicazioni più comuni: l’effetto balsamico, emolliente, antisettico e cicatrizzante. Oggi la trementina, come pure la colofonia, sono entrate nei vari settori dell’industria moderna come componenti attivi per la lavorazione di moltissimi prodotti industriali.

Le Fosinace
Presso l’Opificio (luogo di lavoro) si potrà entrare a contatto con una realtà industriale del Cinquecento, dove venivano realizzati, grazie al maglio, utensili di uso comune come ciòde, vanghe e pale, prevalentemente connessi alle attività agricole e di reperimento del legname.

Il maglio
Il maglio è un grosso martello azionato dalla forza dell’acqua con il quale si appiattiva e si lavorava il ferro (estratto principalmente dalle miniere di Comasine in Val di Peio). Ancora oggi si possono vedere le “prède” ovvero i supporti in granito inserivi profondamente nel terreno sui quali oscillavano i martelli dei magli. In questo opificio funzionavano 3 magli. Vicino al maglio si attrezzava fil forno per il riscaldamento del metallo, le fucine, l’incudine, la mola ed altri attrezzi tipici dell’attività metallurgica. La presenza di un numero elevato di magli testimonia l’esistenza di un antico e complesso distretto industriale sviluppatosi grazie al fatto di trovarsi sull’unica via di collegamento tra la Val Rendena e la Val di Sole ed avere abbondanza di legname ed acqua.

La Calcara
La calcara era una rustica fornace dove si cuocevano i sassi calcarei per produrre la calce. La struttura della calcara si otteneva scavando un buco circolare in un terreno argilloso. Le pareti venivano rivestite con pietre di granito, particolarmente resistenti alle alte temperature che si raggiungevano nel processo di cottura (circa 1.000 C°) Nonostante la loro precarietà (di molte non se ne trovano più tracce) quella della Valle del Meledrio si presenta integra, a testimoniare una pratica artigianale, quasi magica, che ha unito per secoli l’uomo e la sua casa alla montagna. L’uso della calce per la costruzione delle abitazioni fu per le nostre comunità indispensabile dal punto di vista architettonico per poter vivere in ambienti a volte inospitali. La calce fu utilizzata periodicamente anche come legante per piccole manutenzioni, imbiancatura e disinfezione dei locali; essa era anche comunemente usata pe frenare eventuali epidemie che colpivano persone ed animali durante i periodi di carestia o di eventi bellici.

Santa Brigida
Quasi al sommo del colle di Santa Brigida (1353 m.) in passato si ergeva un ospizio con adiacente una chiesetta, a tutela e conforto dei pellegrini che da Madonna di Campiglio scendevano a Dimaro attraverso il Passo di Campo Carlo Magno o viceversa, dalla Val di Sole passavano in Val Rendena attraverso la cosiddetta “selva”. I fati continuarono per secoli nel loro compito di assistere, rifocillare ed aiutare i viandanti che sempre più numerosi bussavano alla loro porta. Verso la metà del XVII secolo l’ospizio decadde e la comunità dei monaci fu sciolta.
Sia l’ospizio che la cappella di Santa Brigida sono stati cancellati dal tempo e dall’ingiuria degli eventi atmosferici; ricerche storiografiche e scavi archeologici nel sito che si presumeva celasse i resti della chiesetta hanno riportato alla luce una chiara indicazione della tracci del presbiterio. All’interno del perimetro del muro di sostegno della chiesa, sono stati inoltre trovati alcuni scheletri umani privi di corredo od oggetti databili.

 

 

Info ecomuseo:

Tel. 0463.974101 comune@comune.dimarofolgarida.tn.it