Pelé: un film rivelazione (per tutti)

“E’ la nostra diversità che ci rende meravigliosi”. Potrei terminare qui la descrizione di un film che per noi è stata una rivelazione. Siamo andati a vederlo con l’idea che avremmo assistito alla solita biografia osannatrice di doti sportive uniche e inimitabili, grandi scene di calcio, rocamboleschi virtuosismi da palleggiatori e goal da urlo. E invece no: ci siamo trovati davanti a una pellicola dai grandi valori umani e anche sportivi. La storia di Pelè tocca ambiti vastissimi: dalla questione razziale, al concetto di diversità come valore, passando per le grandi sfide sportive e, ultima, ma non per importanza, l’amicizia.

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Tutti sappiamo che Pelè é brasiliano, pochi sanno che ha iniziato a giocare senza scarpe (i “sem sapatos” si chiamava l’improbabile squadra di ragazzini da cui tutto è iniziato). Tutti sappiamo che è stato un grande campione, pochi sanno che ha dovuto subire umiliazioni e perdite importanti, come quella del suo amico d’infanzia travolto da una valanga di fango (preparate tantissimi fazzoletti). Tutti sanno che Pelè ha sempre avuto un modo di giocare unico al mondo, pochissimi sanno da cosa deriva quel gioco: dalla ginga. Io sono di parte, perché ho avuto modo di vedere la ginga grazie agli amici brasiliani che fanno capoeira, di cui la ginga è, passatemi il termine il “passo base”, ma per chi non la conosce sappiate che rappresenta l’identità del Brasile, l’eredità della schiavitù e il simbolo della rivalsa.

467547042-maxw-654Pelé è molto di più di un calciatore: lui è rivalsa, forza, determinazione, sacrificio…un esempio e un simbolo. Un diciassettenne che sfugge alla povertà brasiliana grazie all’amore della famiglia inseguendo un sogno e che riporta il Brasile in cima al mondo, riconquistandosi con forza la dignità del suo popolo, lo stesso popolo  in lacrime davanti alla vittoria della sua nazionale. Non una semplice vittoria, ma la rinvincita dello stile “ginga” dei giocatori brasiliani, per anni schiacciato e proibito e improvvisamente diventato, grazie a Edson Arantes Do Nascimento (per gli amici Dico e per tutti noi Pelè), l’unico modo possibile di giocare per tutti quelli che avevano nel petto un cuore brasiliano. Anche per quelli che lo rinnegavano.

Una fantastica lezione di amicizia e determinazione, da guardare insieme ai nostri figli non una, ma mille volte. Un’esaltazione dell’importanza della diversità, che di questi tempi deve essere imprescindibile. Questa volta lo dico anche io: w il calcio (di Pelè)!

Se qualcuno si chiedesse da che età è consigliato io direi dai sette anni, per via di alcune scene e anche per il fatto che non è solo “un film di calcio”, ma  piuttosto uno spaccato di vita.

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