Il Berry House di Vigolo Vattaro non si può raccontare. E’ un luogo che chiede di essere vissuto e soprattutto chiede di usare ogni senso a disposizione, siate voi adulti o bambini. Il bello non ha età. I profumi non hanno naso. I sapori veri, quelli della terra e della tradizione vanno bene per tutti. La quiete e la tranquillità è cosa per ognuno. Il legno grezzo, la stoffa morbida, le forchette pesanti e i bicchieri di cristallo hanno consistenze che incantano.
Ecco perché vi parlo del Berry House proprio qui, sul sito dei bambini e delle famiglie per antonomasia. Ieri c’erano piedini con i calzini antiscivolo che scorrazzavano per i tavoli, 6 tavoli in tutto, per la precisione, ed erano piedini felici. Sarà perché forse erano di bimbi che avevano il piacere di soggiornare in questo stupefacente luogo anche per la notte. Sarà che magari erano piedini che fino a qualche minuto prima erano in aria per via dell’altalena allestita nella stanza. Sarà che un luogo confortevole lo è e basta e che il bianco, il grigio, il legno grezzo e tutti gli addobbi di Natale ti trasportano in un’altra dimensione. Sarà che ci sono piatti che ti lasciano con la voglia di riprovare a gustarli e a scoprire sapori nuovi.
Sarà semplicemente che il Berry House è bello, ma bello vero, che a dirlo così sembra di parlare di un grande ristorante chic ma alla fine è una casa, un’azienda, un sogno. “Whis it…, Dream it…, Do it…” recita una delle pareti decorate ed è così: il Berry House nasce dal sogno di qualcuno che è andato oltre il concetto di “agritur” o “azienda agricola”, qualcuno che si chiesto chi lo dice che se gestisci un posto “rustico” nel contesto e nelle materie prime devi per forza scadere nel classico? Qui si è in un’ambiente raffinato ma amichevole dove i canederli diventano un carpaccio e dove e le castagne gnocchetti golosi; dove le puntine di maiale, gustose da leccarsi le dita, sono “ribs” e sovrastano una torretta di patate al forno che nemmeno il più restio dei bambini potrebbe evitare. Vogliamo parlare della composizione con il tartufo trentino? Un salto con la memoria ai grostoli di carnevale, non unti, non di carnevale, ma un inevitabile richiamo alla tradizione e alla cucina squisitamente casereccia seppur con impiattamento da lode. Non sono un critico culinario, è ovvio, ma i miei occhi e la mia pancia son rimasti felici. Può bastare?
Ci tornerò con i bambini, che amano i gusti trentini ma non disdegnano che siano presentati in modo elegante. In fondo l’ho detto sin dall’inizio: il bello è bello, piace a tutti, non ci sono dubbi.
I prezzi? Onesti a mio avviso e con un bellissimo menù del giorno tra cui scegliere cosa mangiare. Un secondo di ottima qualità che non supera i 16€ mi pare più che ragionevole.
Consigli per l’abbigliamento? Nessuno, ma ammetto che ho invidiato la ragazza dai capelli rossi seduta davanti a me con il maglione blu in stile norvegese: praticamente perfetta per il posto. 😉
Un plauso per tutti gli oggetti, il buon gusto, l’accoglienza e la cura del dettaglio a chi gestisce questa bella isola felice a Vigolo Vattaro, la Vigolana ne vada fiera .
Abbiamo anche scoperto che in primavera ed estate il Berry House ospita una fattoria didattica da visitare e quindi non ci resta che aspettare la bella stagione per tornare a visitare e anche a mangiare, è ovvio, ammesso che non torniamo molto ma molto presto.
Berry House si trova a Vattaro in località Pozze, 3. Per tutte le info potete telefonare al 328 956 9309 oppure visitare il sito.
Ho letto un articoletto che mi ha acceso una grandissima curiosità: ma voi, che tradizioni familiari avete a Capodanno? Io ammetto che non ricordo nessun capodanno senza biancheria rossa, grazie alla mia mamma che ha sempre tenuto viva questa spiritosa usanza. I miei bimbi l’hanno sempre ricevuta in regalo e anche loro sempre indossata. Ma voi, a cosa siete legati? Mi piacerebbe scoprirlo… magari sarebbe un ottimo “campionamento” delle usanze dei trentini. Intanto vi regalo delle chicche sulle usanze straniere oltre all’immancabile cenone.
Se non siete nati al sud forse non sapete che in questa zona dell’Italia esiste ancora la tradizione di lanciare oggetti vecchi dalla finestra, per simboleggiare il detto “anno nuovo, vita nuova” (e come portafortuna, un po’ tutta Italia questo, bisogna indossare dell’intimo rosso).
In Belgio invece lo spirito del Capodanno va oltre i banchetti e i festeggiamenti tra amici, perché è tradizione, tra gli allevatori, fare gli auguri di buon anno anche agli animali delle fattorie, con la speranza che l’anno a venire possa essere prospero.
Ora una cosa che ho fatto anche io da ragazzina e che arriva dalla bella Spagna: allo scoccare della mezzanotte si devono mangiano 12 chicchi d’uva, uno per ogni mese dell’anno. Tradizione antica che risale ad un aneddoto storico di un re, agli inizi del ‘900, che ha Capodanno distribuì grappoli d’uva al popolo. E gli amici tedeschi? Notoriamente “tutti d’un pezzo”? A Capodanno in Germania, tra le tante cose, usano addirittura una tecnica divinatoria chiamata ‘Bleigiessen’ per predire il futuro. Come? Con la chimica: viene fatto colare del metallo fuso nell’acqua fredda e si interpreta la forma che questo assume una volta solidificato. Immaginatevi che storie fantasiose…però molto divertente!
Un po’ poco al passo con i tempi in fatto di evitare gli sprechi, ma decisamente originale l’usanza degli svizzeri: che fanno cadere e lasciano in terra una cucchiaiata di panna. Si dice che in questo modo l’anno nuovo porterà ricchezza e prosperità. Il fine giustifica i mezzi?
E infine, nella nostra lista ecco i più temerari: gli olandesi. Loro (ma non credo tutti tutti) amano inziare l’anno con un bel tuffo in mare. In particolare a Scheveningen, dove ogni anno si radunano oltre 10.000 intrepidi nuotatori invernali. E dopo il tuffo ci si scalda con una bella cioccolata calda e una zuppa di piselli. Ecco, per dire, io salverei solo la cioccolata e credo che continuerò con la mia bella tradizione della biancheria rossa. Meno pericoloso e decisamente più “all’italiana”.
Per i più viaggiatori ci possiamo spingere anche un po’ fuori dai confini europei e scopriamo che, nemmeno a dirlo, in Brasile ci si veste tutti di giallo, che è il colore dell’oro, del sole e della luce e direi anche della gioia di vivere di questo popolo. In Messico, per tutta la giornata si accende e si spegne il fuoco gettando tra le fiamme pietre o mestoli di legno. Simpatica anche la Russia che non solo festeggia il Capodanno per ben due volte: il 31 dicembre secondo il calendario Gregoriano e il 13 gennaio secondo quello Giuliano (detto anche Capodanno vecchio), ma la cui popolazione ha l’usanza di aprire la porta di casa al dodicesimo rintocco per far entrare l’anno nuovo. Bello vero?
Ci sembrava simpatico condividere con voi queste chicche sulle tradizioni straniere che sicuramente faranno sorridere o incuriosiranno anche i vostri bambini. Aspettiamo le vostre abitudini… =) Buon 2016 a tutti!
Io quando pronuncio la parola “discalculia” guardo dritto negli occhi le persone con cui sto parlando, per capire se sanno cosa vado dicendo o se, per comprensibile circostanza, fanno solo finta di comprendere. Non è facile stare al passo con le definizioni e le caratteristiche che rientrano nello spettro dei “disturbi specifici di apprendimento” (DSA), soprattuto se, fortunatamente, non ci si ha mai avuto a che fare. Il nostro amico logopedista, Lorenzo Cannelli, che ci aveva già dato delle dritte in un post precedente rispondendo ad alcune domande, ci conduce questa volta alla scoperta di uno dei tipici disturbi dell’apprendimento: la “disortografia” e non trattandosi lui di un’enciclopedia ma di un professionista con esperienza e ampie capacità comunicative (e rassicuranti aggiungerei), è interessante capire la sua visione di questo “disturbo”. Ecco cosa ci scrive:
Se guardate nei libri di linguistica molto spesso si definisce l’italiano come una lingua trasparente. Un linguaggio che ha una concordanza quasi perfetta tra la parte scritta e la parte letta. Pensiamo infatti alla parola “scrivere” che in italiano si legge proprio come si scrive, rispetto all’inglese write, al tedesco schreiben e al francese ècrire. Ma non è così semplice! In verità l’italiano è una lingua SEMI-trasparente e, anche se i nostri ragazzini sono più fortunati rispetto ai coetanei tedeschi o francesi (la cui incidenza è doppia), la disortografia è una difficoltà molto presente e viva nelle nostre scuole! Questa caratteristica fa parte dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento e porta ad una mancata automatizzazione dei processi ortografici della scrittura. Infatti i suoni (come la V/F) e la loro rappresentazione grafica non sempre trovano una corretta corrispondenza!
Esempio di scritto di un paziente disortografico seguito da Lorenzo
Le variabili chi, ci, ca, cie ad esempio sono tra le più comuni variazioni fonologiche. Assieme alle doppie, all’acca, alla QU e a tutti quei gruppi di lettere che non trovano corrispondenza nel suono parlato. Scrivere in italiano potrebbe sembrare una componente molto semplice, rispetto alle altre lingue del mondo, ma dobbiamo far capire che questo non è così per tutti, alcuni possono non arrivare ad una completa automatizzazione di questa abilità! Bisogna dirlo ai nostri ragazzi che la lingua italiana è ricca di trabocchetti ed inganni! E gli studenti che presentano queste difficoltà di apprendimento devono stare molto attenti a non cadere proprio in queste classiche trappole! Io spesso racconto loro che me li immagino come pirati alla ricerca di un tesoro: devono stare molto attenti, con gli occhi e le orecchie ben allenate ad ogni piccola variazione e magari, aiutati da una bella mappa (compensatrice)! Ma anche noi adulti, da buoni pirati, impariamo a chiudere un occhio se vediamo spesso certi tipi di errori. Difficilmente un ragazzino con disortografia si accorge dell’errore commesso e l‘aiuto più grande proviene da se stesso, da una rilettura guidata, una consapevolezza della complicazione del sistema di scrittura. Ora, grazie al computer, hanno la possibilità di accorgersi velocemente dell’errore vedendo la serpentina rossa e il suggerimento del PC ma questo deve diventare un aiuto importante e non la completa sostituzione della scrittura che, al pari della lettura, deve rimane un piacere e non una tortura!
Grazie a Lorenzo e a questa chiara introduzione su uno dei disturbi specifici dell’apprendimento che piano piano andremo a conoscere. Se qualcuno volesse fare delle domande Lorenzo è a disposizione e risponderà proprio tramite il nostro sito. Scrivete a : logolorenzo@live.it
Siete stati bravissimi e come sospettavo non ci avete deluso! Vi avevamo infatti suggerito di proporre qualche domanda, nel caso ne aveste avute, al nostro Lorenzo Cannelli, il logopedista che ci affiancherà in questa rubrica dedicata a tutti i problemi legati alla prima infanzia, ma anche all’età scolare. Le domande sono arrivate in fretta e con nostra grande gioia Lorenzo risponderà piano piano a tutte. Tra le tante perplessità alcune si riferivano a un aspetto che scopriamo, grazie a lui, essere fondamentale per lo sviluppo sano dei nostri piccoli cuccioli d’uomo: il linguaggio. Ecco direttamente dalla sua penna cosa ci spiega Lorenzo in modo semplice e immediato, a proposito di questo delicato argomento.
In questa settimana mi sono arrivate molte mail e riscopro con gioia un mondo di genitori curiosi, attenti e molto spesso preoccupati sulle tappe di acquisizione del linguaggio dei loro bambini! Volevo innanzitutto ringraziarvi per la fiducia e spero di essere
esauriente nelle risposte.
Il linguaggio è un sistema complesso e molto articolato che al pari della competenza psicomotoria necessita di tappe di sviluppo ben delineate e una lenta maturazione sia fisiologica che anatomo-cognitiva. Il linguaggio è la MANIFESTAZIONE DELL’ESSERE, la progressiva rivelazione di un soggetto comunicante che attraverso la voce racconta chi è e il suo pensiero.
Dalla nascita fino ai primi anni, il linguaggio (inteso inizialmente come babbling, gridolini e versetti) è, al pari del movimento, una competenza immatura che prosegue per tentativi. Saranno gli adulti che lo circondano a rinforzarlo, parlando al bambino con voce cantilenante, innaturalmente chiara per delimitare le frequenze dell’orecchio del bambino perché lui possa potenziare la comprensione di determinati suoni del nostro linguaggio. Nasceranno su ripetizioni le prime sillabe ripetute che avranno valore semantico (es: “bi-bi” per molti, tra cui io, era il bere) e così via fino ad una maturazione cognitiva che permetterà di creare una libreria di parole per formare le prime piccole frasi. Ma, vi chiedete, se tutto questo processo è da considerarsi così “naturale” dove va posta allora l’attenzione? Innanzitutto sulla stimolazione del bambino che va affrontata già dai primi mesi spronandolo a fare dei versetti, lasciando il piccolo divertirsi con la sua voce. Importante controllare spesso che senta tutti i suoni alternando le orecchie e richiamandolo sia con la voce sia con piccoli giochi sonori. Attenzione a quei bambini che fin dai primi anni di vita presentano spesso rinorrea (naso intasato) o otiti perché il muco altera le frequenze del parlato.
Un’altro argomento importante e particolare attenzione va posta sulle letterine, soprattutto sulla loro assenza, sulla distorsione o sull’inversione. Ma per tutto questo avremo sicuramente tempo da dedicare assieme proseguendo questo viaggio nel meraviglioso, ma delicato, mondo del linguaggio!
Consigli utili, qualche idea per aiutarsi a capire se il nostro piccolo ha qualche difficoltà, con la postilla fondamentale di rivolgersi sempre e comunque ad un esperto, come Lorenzo, per poter verificare se i dubbi sono fondati o meno e adottare le giuste strategie di intervento.
Grazie al nostro logopedista del cuore e se avete domande continuate a inviarle a logolorenzo@live.it.
Sapete quanto ci piace avere nuovi amici, soprattutto quando hanno qualcosa di interessante da dire e consigli utili da dispensare. Oggi vi presentiamo un ragazzo giovane ma con grande passione per quello che per lui non è solo un lavoro, ma piuttosto una grande passione e a volte anche una missione. Lo si vede da come gli brillano gli occhi quando parla dei “suoi bambini” e dei risultati che riesce ad ottenere o dei progetti che cerca di perseguire. Da oggi ci darà delle risposte su argomenti che ci fanno un pochino soffrire, perché non piace a nessun genitore vedere un figlio in difficoltà, ma sappiate, e lo dico per esperienza personale, che se si incontrano le persone giuste e si crede fermamente nel percorso che si decide di seguire le cose possono solo andare meglio.
Lorenzo Cainelli, così si chiama il nostro nuovo amico, ci spiega cosa fa nella vita ed è a disposizione per voi se avete delle domande, dei quesiti o se volete conoscere meglio il suo lavoro. Da vero professionista qual è ha preparato il suo curriculum vitae in modo che possiate capire il suo tipo di esperienza e in questo articolo ci ha spiegato le prime nozioni utili.
CHE COSA FA UN LOGOPEDISTA?
Beh, è davvero difficile da spiegare! Soprattutto se lo si chiede ai bambini che vengono in studio e che all’inizio sperano solamente di saltare qualche ora di scuola! Eppure, se dopo qualche tempo si prova a richiedere a loro che cos’è il logopedista, quel «ci vado perché faccio fatica con le paroline..»è la descrizione più bella della nostra mission di riabilitatori!
Ufficialmente la logopedia ha molte definizioni, soprattutto in una società in continua evoluzione in cui molti ambiti si intersecano, si mescolano e si confondono. Fortunatamente nel nostro lavoro abbiamo dei punti fissi, una stella polare che ci aiuta a restare focalizzati sul linguaggio, sulla parola e sulla voce.
IL LINGUAGGIO È UNA COSA MOLTO SERIA!
Lo è per davvero, perché è il mezzo, lo strumento con cui esprimiamo ciò che siamo e, che siano le letterine ad avere dei problemi, la parolina o persino la frase intera, quello che avverte dentro di se un bambino e quello che rimanda all’esterno è un terribile senso di inadeguatezza e di disagio. E se questo disagio, in tutte le sue forme, rimane e sedimenta allora le difficoltà del linguaggio si ripercuoteranno inevitabilmente anche negli apprendimenti di cui esso è diretta manifestazione.
IL LINGUAGGIO FORMA IL PENSIERO!
Sapere questo è fondamentale, soprattutto nei primi anni di vita, quando il lessico non è ancora sufficiente per poter supportare ogni situazione. Quello che il bambino sa e riesce a dire è tutto ciò che ha! Se avete voglia di seguirmi in questo primo percorso con Il Trentino dei bambini, avremo modo di capire le tappe del linguaggio e scoprire come piccole accortezze possano portare giovamento nell’atto comunicativo. Approfondiremo le letterine mancanti, la R che non compare, la voce roca di chi grida tanto fino ai primi anni di scuola con la gestione delle prime sillabe in lettura e scrittura. Tante piccole situazioni che parecchi di voi, credo, conoscono bene.
OGNI BAMBINO HA I SUOI TEMPI!
Questa è la regola di base e non va dimenticato che le forzature sono inutili, soprattutto se non vi sono le basi che supportano ciò che potrebbe essere motivo di ulteriore frustrazione.
Ma altrettanto fondamentale è essere sempre attenti e vigili (con serenità) per evitare che il linguaggio e/o gli apprendimenti diventino ulteriori fattori di ansia.
Per farvi capire meglio cosa fa un logopedista vi racconto questo esempio che vedete in fotografia.
Martina di seconda elementare (con pregressi disturbi del linguaggio) si trova a completare questa breve storiellina in cui la sirena ha come amici un polipo e una conchiglia.
Martina sa che “CONCHIGLIA” è una parola davvero difficile e che sicuramente non riuscirà a scriverla correttamente. Non ci prova nemmeno e preferisce dire “la conchiglia non è più sua amica!”.
Io capisco, sorrido ed evito di fargliela scrivere.
Ma ciò che rimane è che la povera sirena ha perso un’amica.
Ecco chi è Lorenzo Cannelli: un logopedista con la passione per la sua missione (fa rima ma ci piace) e con il sorriso sulle labbra, oltre che con splendide idee sempre in testa. Ci aiuterà a capirne un po’ di più e anche a capire che non ci sono bambini sbagliati o che non possono fare le cose come gli altri, ci sono solo bambini; a volte da aiutare perché possano sentirsi meno a disagio e meno frustrati. Noi non vediamo l’ora di leggere il suo prossimo intervento!
Se nel frattempo avete bisogno di contattarlo, Lorenzo è disponibile, intanto per email a logolorenzo@live.it. Se manderete delle domande per email nel prossimo post Lorenzo risponderà volentieri!
Questa è una super idea: bella, buona e sana! Se vi piacciono gli snack Antonella Iannone (del blog incucinapuoi.it) ha trovato un nuovo modo di concepirli: unire la genuinità con l’allegria. Si dice che ci voglia amore per cucinare bene, ma a questo punto direi che se ci sono di mezzo i bambini un pizzico di allegria non guasta. Ecco le CHIPS COLORATE di verdure: facili e veloci da realizzare, ma anche leggere perché cotte al forno! Mi pare che ci siano tutti i presupposti per passare anche i più duri dei test sulla genuinità ( di questi tempi poi..). La cosa bella è che questo è solo l’inizio: ci si può infatti sbizzarrire perché possono andar bene tutte le verdure che troviamo ora sui banchi del mercato e possono essere condite con spezie di ogni tipo, dandoci l’occasione di sperimentare nuovi gusti e aprire le porte a nuovi profumi, nuove consistenze e aromi anche ai nostri piccoli.
Mi raccomando però, la cosa importante, mi ha spiegato Antonella, è non bagnare troppo le fettine di verdura con olio, altrimenti si rischia di bruciarle e di renderle un pochino troppo “caloriche”.
Penna e bloc notes alla portata? Allora via con la lista della spesa (low cost come sempre):
1 barbabietola
1 sedano rapa
1/2 zucca
1 cucchiaio di olio extra vergine d’oliva
rosmarino, o paprika dolce o pepe (o altre spezie)
sale
Vi serviranno: mandolino, ciotolina, carta forno.
Ecco come prepararle:
Preriscaldare il forno a 180° ventilato. Sbucciare le verdure e con una mandolina affettarle finemente. Rivestire una placca con carta forno e disporre le fettine di verdure. In una ciotolina versare il cucchiaio d’olio e mescolarlo con la spezia scelta. Spennellare ogni fettina di verdura con l’olio profumato. Infornare e cuocere per 15 minuti circa. A metà tempo aprire il forno e girare le singole fettine. Una volta cotte togliere dal forno e salare. Et voilà!
A noi piacciono tantissimo tutti questi colori e ci invogliano un sacco oltre che ad essere “in tinta” con i colori dell’autunno che si vedono fuori dalla finestra! Potete portarli anche al cinema… altro che pop-corn! 😉
Buon week end a tutti e date un’occhiata anche ai corsi di Antonella sul suo blog o sulla pagina Facebook “Passione Cucina”, le sue idee sono sempre uniche!
Ok, parliamoci chiaro: io non sono una fissata con il biologico. Sono più una paurosa, di quelle che al supermercato guardano la frutta e la verdura con sospetto e controllano pure il prezzo, di quelle che la mettono nel carrello e poi tornano indietro con mille paranoie sul fatto che magari il prezzo sia dovuto proprio alla scarsa naturalezza del prodotto. Risultato? Perdo un sacco di tempo, mi innervosisco e mi sento pure in colpa. Ergo: devo assolutamente capire come fare a trovare un equilibrio e forse grazie a una notizia apparsa sui giornali qualche giorno fa e ai consigli della nostra nuova amica Antonella Iannone di incucinapuoi.it ce la sto quasi facendo. Sì perché la verità è che il rischio del “biologico non biologico” in fondo lo corriamo tutti e le nostre mamme/nonne, casalinghe terroriste nel DNA e abituate ai ritmi dei mercati rionali, ci aiutano ad accrescere i dubbi: “Ma chi te lo dice che è davvero biologico?”. Attenzione! La parolina “davvero” ci spiazza, ma è la chiave. Allora come fare se siamo incerti o negati per il bio come me? Ecco la soluzione: concedersi il lusso di rischiare nei casi in cui non possiamo accedere ad un bio certificato o che ci dà sicurezza oppure affidarci a negozi specializzati ma soprattutto consigliati da chi ne capisce.
Partiamo dall’inizio. Rischiare sul non bio? Si può! Sappiate che esistono i cosiddetti “Clean Fifteen”, ovvero 15 prodotti ortofrutticoli che secondo l’Environmental Working Group hanno il più basso indice di residui chimici nella polpa edibile e che, quindi, possiamo tranquillamente comprare non-organici. Ditelo vi prego: “Fantastico! Niente più sensi di colpa”. Ma ecco quali sono: CIPOLLE, MAIS, PISELLI, MELANZANE, ASPARAGI, PATATE DOLCI, CAVOLFIORE (evviva! 😉 ), CAVOLO CAPPUCCIO, AVOCADO, ANANAS, MANGO, PAPAYA, POMPELMO, KIWI, MELONE, ANGURIA. Una lista spettacolare, soprattutto ora che arriva l’autunno e che pompelmi, kiwi, mango e papaya si trovano tranquillamente, per non parlare di patate dolci, piselli e cavoli vari. A me questa lista piace e devo dire che parlando con Antonella anche lei la trova interessante e ci regala, per l’occasione, una dritta veloce per una ricetta: gli Spätzle pasticciati con il cavolfiore (slurp!).
Ma se esiste una lista “buona”, vi chiederete, esiste pure una lista “cattiva”? Sì ahimè, ci sono una serie di alimenti che vanno assolutamente acquistati “bio” e, attenzione, sapete chi sono i capofila? Due grandi amici dei trentini: MELA e UVA! Seguno: PESCHE, FRAGOLE, MIRTILLI, SEDANO, PEPERONI, SPINACI, POMODORI, CETRIOLI, PATATE. Su questi, se non ne conoscete per certezza la provenienza, avete ragione a farvi venire i sensi di colpa, quindi lasciateli sul bancone e cercateli nei posti “giusti”.
Ed eccomi al dunque: quali sono i “posti giusti” per il bio? Vi dicevo che io e il bio non andiamo molto d’accordo, ma Antonella mi è venuta in soccorso e la prima cosa che mi ha suggerito è stata di dare un occhio ai GAS (Gruppi di Acquisto Solidale). Se non sapete cosa sono ve lo spiego: sono gruppi di persone che si uniscono per procedere ad acquisti di gruppo intelligenti: perché abbattano i prezzi giocando sulle quantità, perché grazie alle varie esperienze dei componenti e al potere del quantitativo possono rivolgersi a produttori certificati e di ottima qualità. Antonella, nel gruppo GAS di Arco, ci racconta di una pasta incredibile che arriva niente poco di meno che da “Liberaterra” (a volte trovate alcuni prodotti anche nei supermercati Coop) o di arance senza uguali che arrivano da giovani produttori siciliani. Certo, l’idea, se possibile, è di acquistare anche a chilometri zero, ma non sempre è fattibile. Parlando di mele (che fanno parte della “sporca dozzina” di cui sopra) lei ci suggerisce i prodotti di Maso Rossi dove potete trovare anche pere, ciliegie, prugne e noci (Località Maiano – Cles – 0463-422753) per citare una delle aziende da cui lei si serve, ma avrete sicuramente sentito parlare anche della “Biocesta del gusto”, una cassettina di cose buonissime che arrivano ogni settimana in punti strategici o addirittura a casa. Antonella poi ci consiglia negozi cittadini come “L’Origine” di Trento e “Natura Sì”, ma naturalmente qui i prezzi salgono. In ultimo anche lei attende con impazienza la fiera “Fà la cosa giusta”, in programma a Trento Fiere dal 23 al 25 ottobre, che si occupa di consumo critico e di stili di vita sostenibili in Trentino, dove sicuramente ci saranno spunti interessanti.
Insomma ora non ho più scuse ma ho sicuramente qualche motivo in più per essere accorta negli acquisti. La mia natura confusionaria mi impedirà di essere perfetta su questo fronte, ma sicuramente saprò cosa evitare al banco ortofrutta e magari posso prendermi del tempo per capire meglio i GAS. Provare per credere!
Oggi Timothy ha scoperto l’emozione vera, quella che ti azzera la saliva e ti fa diventare il viso rovente e un pochino lo comprendiamo perché ha potuto parlare con un personaggio non solo famoso, ma anche straordinario: Samantha Cristoforetti. A Trento per inaugurare al MUSE il suo “Post Flight Tour”, ha tenuto una conferenza stampa a cui il Trentino dei bambini non poteva mancare perché in ogni bambino, secondo noi, c’è un po’ di Astrosmantha. Sì, perché che si sogni lo spazio, il cielo, un’aula di tribunale, una caserma dei pompieri o qualsiasi altra cosa la chiave è sempre quella: “Don’t panic!” (“Non avere paura!”) come ha scritto Samantha in dedica a Timothy sul suo libro. Bisogna osare e credere nei propri sogni e avere la determinazione di perseguirli. Cosa ha chiesto Timothy nella sua personale intervista che prevedeva un’unica domanda? Non facile decidere, ma alla fine è andata così:“Ciao Samantha, ho saputo che gli astronauti per andare nello spazio possono portare solo una piccola borsa. Tu cosa ci hai messo dentro?”.
Starete pensando che è banale, anche un po’ impicciona come domanda ma alla fine ci ha regalato quello che volevamo e cioè vedere questo personaggio incredibile, dall’aurea quasi magica, trasformasi in una di noi: che deve decidere cosa portarsi in viaggio e che sbaglia il quantitativo dei calzini ma che non dimentica di portare con sé, nella valigia piccola, quella grande “come una scatola di scarpe”, gli oggetti più preziosi. Pezzettini di vita e di ricordi che gli amici e i familiari le hanno consegnato un po’ per stare vicino a lei e un po’, lo avremmo fatto tutti, per avere poi di ritorno degli oggetti che hanno viaggiato nello spazio. Ci piace il nuovo sorriso che spunta sul viso di Samantha alla domanda di Timohty, lei che da subito si rivela pacata ma molto professionale e sempre sul pezzo, nel rispondere a questo semplice quesito si scioglie un po’, batte le mani, regala grandi sorrisi e pure la notizia, che fa arrossire Timothy, che sarà proprio “un” Timothy (Peake n.d.r.) ad andare in missione spaziale prossimamente, un suo amico, dice lei. I casi della vita.
Non vogliamo stare qui a descrivervi tutte le cose tecniche, le cose importanti ed istituzionali che Samantha ha dichiarato in risposta ai tanti giornalisti presenti, ma vogliamo piuttosto regalare anche a voi l’immagine che rimarrà a me e Timothy negli occhi per sempre: una Samantha diciottenne che sfreccia per le vie di Trento a cavallo della sua bicicletta, perché sì, Samantha è trentina, ne è fiera, lo dice e ricorda i suoi studi in un liceo di Trento con piacere. Samantha bambina e ragazza trentina ci regala, com’è giusto che sia, la speranza che non sia il luogo in cui nasci a fare la differenza, ma che sia ciò che porti dentro di te, nel tuo cuore e nel tuo destino.
Una curiosità: Samantha si è definita una persona “poco nostalgica”, ma di una cosa sente spesso la mancanza: di “portare un aereo alla sua massima prestazione nel cielo”, perché Samantha è un pilota e da brava pilota ha fatto anche della sua vita un volo incredibile, portandola alla massima prestazione.
Grazie al MUSE, al Trentino dei bambini e ad Astrosamantha per averci permesso di vivere un’esperienza che porteremo con noi per sempre.
Un avviso ai fan e ai curiosi: domani Samantha sarà nel giardino del MUSE per parlare con il pubblico, dalle ore 18. Non perdete questa incredibile occasione e guardatela negli occhi: la sua determinazione vi colpirà. Consigli per una lettura a tema: “Uma, una chiocciola in orbita” di M. Aguzzi e A. Mariconti (Edito da Carthusia) con prefazione di Astorsamantha.
Il tennis è uno degli sport più sani e meno dannosi che i giovani possano giocare; è inoltre uno sport che può essere praticato per tutta la vita. Infonde fiducia in sè stessi e autostima; insegna disciplina e rispetto per gli altri e aumenta la capacità di conoscersi. Ma soprattutto è un buon modo per crescere fisicamente divertendosi. Oggi più bambini che mai stanno cominciando a giocare a tennis.
TRENTO
Circolo Tennis ATA Battisti – Corsi per bambini a partire dai 5 anni. MINI TENNIS. È il nuovo modo di imparare il tennis divertendosi. Possono partecipare tutti i ragazzi/e dai 5 ai 8 anni. Si gioca in un campo più piccolo rispetto a quello regolamentare, con racchette speciali.
I corsi iniziano il primo ottobre. Maggiori info qui.
Circolo Tennis Trento Corsi per i giovanissimi a partire dai 5 anni, che vogliono scoprire il tennis in maniera corretta e divertente con tanti giochi e l’utilizzo di racchette palmari Back and Drive. Maggiori info qui.
Circolo Tennis Pergine
L’attività della Scuola Tennis presso il Club è suddivisa nel corso dell’anno in “stagione invernale” e “stagione estiva”. La stagione invernale inizia con il mese di ottobre e termina alla fine di maggio, più o meno in linea con il calendario scolastico
La stagione estiva si sviluppa durante i tradizionali periodi di “vacanza dalla scuola” ovvero da giugno a settembre.
Fra le attività extratennistiche della Scuola Tennis c’è l’ organizzazione di divertenti mini-campus che hanno lo scopo di far interagire meglio i ragazzi fra di loro, in un contesto di gioco, cercando di migliorare la loro capacità di muoversi all’ interno di un gruppo con il rispetto delle regole.
CIRCOLO TENNIS PERGINE Via Petri 2 – Pergine Valsugana
Tel. 0461-532962
Chi è genitori di un DSA (ovvero di un bambino con Disturbi Specifici di Apprendimento) lo sa, quando si deve uscire da situazioni imbarazzanti con altre persone che non conoscono queste difficoltà e tentano il compatimento si usa la frasetta: “Ma lo sai che anche Einstein era dislessico?”. Il che fa un po’ sorridere, perché non credo serva scomodare Einstein per spiegare che la dislessia, o altre forme di DSA, perché non sono poi così limitanti come tanti credono, ma l’esempio risulta sempre efficace oltre che sorprendente. Due scrittori, Rossella Greci e Daniele Zanoni, grazie alle Edizioni Erickson, hanno messo nero su bianco tutta una serie di esempi come questo, stilando una lista / biografia di personaggi famosi affetti da dislessia. La cosa bella di questo volumetto, 15€ ben spesi, è prima di tutto il fatto che sia leggibile anche dai dislessici appunto e poi che si rivolge proprio ai ragazzi, per spiegare loro che anche un dislessico può sognare il giornalismo, l’arte, l’ingegneria, o semplicemente quello che vuole fare da grande. Una sferzata di autostima pagina dopo pagina e soprattutto di speranza e fiducia, che a volte è quella che manca di più in questi ragazzi. E se la più grande scrittrice di gialli nella storia, Agatha Christie, era dislessica, in un periodo in cui i famosi “mezzi compensativi” non erano contemplati, allora certo nessun ragazzo DSA deve scoraggiarsi nell’intento di diventare scrittore, se ne ha le qualità. Mi fa sorridere se penso al racconto di un Picasso che a 10 anni lascia la scuola e il padre, comprendendone le doti artistiche, lo lascia bighellonare per Madrid consegnandogli in questo modo le chiavi del suo successo. Diventerà uno dei più famosi pittori al mondo, nonostante la sua dislessia. E cosa vogliamo dire di un John Lennon che non sapeva fare lo spelling? Lui, un grande cantautore, i cui testi rimarranno per sempre nella storia. Non dobbiamo dire niente, se non che tutti, con impegno, possono farcela. Per le nostalgiche come me, che ricordano i tempi di Happy Days, anche l’amico Fonzie con il suo pollice alzato e le sue frasi ad effetto era dislessico, ci raccontano gli autori, ma non è questa la notizia, la vera notizia è che ora, come Henry Winkler, è un famoso autore di libri per i libri per ragazzi. Straordinario no?
Ecco il messaggio di questo libro, chiaro e semplice: impegno, passione e costanza sono le basi per farcela, anche se sei dislessico o discalculo o disortografico. Non sarà una strada in discesa ma sarà percorribile e porterà ognuno nella direzione migliore possibile. Per la cronaca: Sophie dice che vorrà fare la giornalista o al scrittrice… e io ci credo.