La Val Sarentino e gli omini di pietra

Amanti della belle passeggiate panoramiche, oggi vi vogliamo proporre questa bellissima escursione, adatta a tutti, che vi porterà in un luogo davvero magico dove, si narra, nelle notti di luna danzavano le streghe che con i loro riti  allontanavano il demonio. Non abbiate paura e scoprite assieme questo bel itinerario 😎 che vi aspetta in Val  Sarentino, tra immensi prati e bellissimi masi tipici dell’Alto Adige.

Da Sarentino si prosegue lungo la strada seguendo per la località Prati fino al rifugio Sarner Skihütte (1618mt) dove si lascia la macchina.


Si continua a piedi per il semplice sentiero n.2 nel bosco, e si arriva in circa 30/40 minuti la malga Aueneralm, raggiungibile anche con il passeggino (solo fino a qui) come testimonia simpaticamente il disegno posto su un grande sasso.


Noi decidiamo di proseguire spediti tra prati ricchi di rododendri immersi in un un verde spettacolare disseminato di tantissime varietà di fiori, mentre tante belle mucche ci osservano.

Eccoci al passo dei Prati 1924 m:  le indicazioni sono molto chiare e prendiamo il sentiero a sinistra che pare scolpito nella montagna ed ecco i primi ometti. Arrivati alla cima lo spettacolo è assicurato e difficilmente descrivibile a parole… per fortuna ci sono le foto! 😉

Un luogo incantato, dove le parole lasciano spazio al silenzio, intorno a noi centinaia di queste costruzioni fatte di pietra arenaria, chiamati proprio “omini di pietra”. Viene davvero voglia di fermarsi un po’ incuriositi da queste forme diverse una dall’altra (per arrivare fino a qui ci abbiamo impiegato circa un’ora e 20 minuti).

E’ ancora presto per concludere questa bella giornata e allora, ripresa la via del ritorno, svoltiamo seguendo le indicazioni per malga Moltnerr Kaser,che raggiungiamo in mezz’ora di comoda passeggiata e dove decidiamo di fermarci a pranzo.

Come tutte le malghe dell’Alto Adige è davvero deliziosa piena di fiori curatissima con un angolo giochi per i bambini. Inutile raccontare che abbiamo mangiato come al solito un superlativo kaiserschmarren e qualcuno ha scelto i canederli al formaggio di grano saraceno: sono una garanzia! Dopo esserci riposati riprendiamo il sentiero in leggera salita che ci riporta al percorso iniziale. Ammiriamo ancora una volta il paesaggio a 360° sulle montagne intorno a noi, le splendide dolomiti e le catene montuose austriache ripromettendoci di ritornare per andare al Rifugio Merano. In poco più di un’ora ritorniamo al punto da dove siamo partiti, una piccola sosta doverosa per l’ospitalità alla Capanna Sarentino dove potete approfittare dei dolci deliziosi.

Una gita che non dimenticheremo… con ancora negli occhi gli ometti di pietra* e un paesaggio incantato!

*Cercando un po’ qua e là sul web abbiamo scoperto che queste costruzioni hanno diversi significati: in montagna (e nell’alpinismo) sono utilizzati per indicare il percorso da seguire, in assenza delle indicazioni ufficiali. Sono costruiti dagli escursionisti per segnalare l’andamento del sentiero in passaggi non particolarmente evidenti, dove sarebbe possibile uscire dal tracciato. Ma in Val Sarentino questo luogo ha un significato davvero suggestivo, si narra infatti che durante l’inverno, quando una nebbia fitta ricopre la vetta del monte, gli “omini di pietra” sono come avvolti da una misteriosa atmosfera che rievoca antiche storie e leggende. Il diavolo e le streghe erano soliti incontrarsi in questo luogo per compiere rituali. Anche la strega “Pachlerzottl”, la più nota della Val Sarentino, era solita aggirarsi da queste parti. In effetti la vicende della strega Pachlerzottl è avvolta da un triste ricordo. Il suo vero nome era Barbara Pachlerin, una donna bruciata viva nel 1540 perché sospettata di stregoneria. Gli abitanti di Prati sospettavano che sin da bambina Barbara, così come sua sorella e sua madre, fosse una strega, ecco perché, dopo aver sposato il proprietario del maso Pachler (il signor Kunz), lasciò il posto di origine per trasferirsi a Lana al Vento, con la speranza di vivere in pace lontana dalle cattive dicerie. Purtroppo l’invidia dei vicini e le strane abitudini della bimba favorirono i sospetti anche nel nuovo paese di residenza. Addirittura Barbara fu accusata di essere la causa della morte di un bambino ammalatosi gravemente che lei stessa aveva cresciuto e curato amorevolmente. Afflitta dagli sguardi della gente e dall’impossibilità di difendersi, Barbara iniziò a condurre una vita isolata vagabondando di tanto in tanto senza prestare attenzione al suo aspetto disordinato. Ben presto si guadagnò il soprannome di “Pachlerzottl” (la scarmigliona del maso Pachler). Ben presto le autorità vennero a conoscenza di questa strana ragazza ecco perché venne rinchiusa nella torre del Castel Reineck dove fu costretta a subire numerose torture. Il 28 Agosto 1540 Barbara venne condannata al rogo e solo nel 20° secolo venne soprannominata la strega “Pachlerzottl”.”

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