Museo del Miele di Lavarone

Lo ammetto: da sempre ho un debole per le api. Sono convinta che “da grande”, quando le mie svariate attività cesseranno, voglio fare l’apicoltrice. Ci capiamo io e le api: grandi lavoratrici, pratiche, autonome e soprattutto tanto utili. Certo, se le si infastidisce reagiscono, ma con loro vale il motto ”vivi e lascia vivere”: tu non le disturbi, loro non ti pungono. È semplice. E che dire poi del miele? Sostanza divina, nettare degli dei, dolce, pieno di proprietà nutritive e ricco di fascino, antico e privo di scadenza, insomma una delizia. Ecco che allora quando Silvia mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto fare un giro a Lavarone, al Museo del Miele della famiglia Marigo, mi si sono illuminati gli occhi.

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Il museo è una bella avventura che questa famiglia di apicoltori da generazioni ha voluto  intraprendere soddisfacendo la curiosità di scolaresche, gruppi di turisti e famiglie desiderose di capire come funziona la vita di un apicoltore e di scoprire tante cose sulle api, il miele e i suoi derivati. La piccola ma curata struttura che ospita il museo è familiare e accogliente e il nostro tour inizia con un video che ci propone Amelio, il titolare dell’azienda e “guida” del museo. I bambini si entusiasmano subito con un divertente e utile libriccino da colorare tutto dedicato alle api.
didattica-museo-mieleLa stanza è tappezzata di bellissimi cartelloni sulla vita delle api e sulle loro abitudini. Molto coinvolgenti. Io, per deformazione professionale, rimango incantata da un cartellone che parla della “danza delle api” e scopro con stupore che sanno fare un sacco di “variazioni” interessanti e complesse, a seconda del messaggio che vogliono lanciare e cosi aggiungo un motivo in più al mio amore per questo insetto che si rivela pure “ballerino”! Lì c’è anche una piccola arnia didattica, con le pareti di vetro e un passaggio che dà all’esterno: i bambini sgranano gli occhi nel vedere quel brulicare di api indaffarate nelle loro faccende “domestiche” e cercano disperatamente la regina che, ci spiega Amelio, è più grande e si riconosce bene, ma non sempre si vede. Ci spiega cosa fanno le operaie, come si distinguono dai fuchi, cosa succede quando la regina “migra” e porta con sè parte del suo alveare per crearne uno nuovo. Scopriamo con stupore che il propoli non viene prodotta dalle api, ma si trova in natura! Mi stupisco  della mia ignoranza, ma  le api questo giro la sanno lunga: mi insegnano che viene usata come sigillante, diversamente da noi che la usiamo come antibiotico locale. E a suon di “mamma ma l’ape regina ha la corona?” o “mamma ma le api muoiono subito come le farfalle?” procediamo con la visita e nel piano di sotto possiamo osservare, oltre agli indumenti tipici dell’apicoltore (tuta, maschera protezioni, guanti e affumicatore, con i quali i bambini si divertono un sacco a giocare), una ricchissima collezione di arnie, o meglio “bugni” come li chiama Amelio. Arrivano non solo dall’Italia, ma anche dall’Africa e da altri Paesi e soprattutto alcuni sono molto antichi. Vediamo come funziona uno smielatore, un affumicatore e conosciamo tanti piccoli segreti di un apicoltore, compresa l’informazione non poco utile che il miele non scade mai e che persino quello trovato in antiche tombe faraoniche era ancora buono. Chiudiamo la visita con un passaggio veloce alla biblioteca al terzo piano, spesso animata da studenti o ricercatori. Immancabile un passaggio dal negozio ben curato e fornito adiacente al museo: miele, caramelle, melata, creme nocciola e miele, propoli, pappa reale, grappe … insomma il paradiso degli amanti dei prodotti delle api.  Merenda da re con crostini miele e nocciola e poi tutti fuori a godere del paesaggio meraviglioso e del prato enorme che circonda il museo. Un posticino da visitare questa Casa del miele di Lavarone, in cui imparare tante cose e far gioire il palato. Le visite sono su prenotazione.

Per informazioni  visitate il sito: www.museodelmiele.com

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