Sul Buffaure, centro escursioni in quota che si raggiunge partendo da Pozza di Fassa (QUI orari e costi degli impianti), è nato un nuovo sentiero tematico: “Il Sentiero Dimenticato”, composto da numerose tappe (clicca QUI per la mappa), che guida il visitatore alla scoperta di diverse storie di geologia, botanica e antropologia, svelandone fenomeni e curiosità. Tutto nasce dall’origine di questi luoghi: siamo infatti nel “cuore caldo delle Dolomiti”, praticamente sul fondo di quello che era un mare tropicale ricoperto da colate vulcaniche. Qui sono custoditi preziosi tesori, fossili e minerali rari, che hanno richiamato nel corso del tempo tanti ricercatori di tutta Europa. Anche la flora è ricca di specie, tanto che un tratto di questo nuovo percorso coincide con un altro percorso tematico a tema, “Il Giardino Alpino”: larici, cembri e abeti, genziane, gigli, stelle alpine, campanule e tantissime altre fioriture sono di casa quassù.

Il “Sentiero Dimenticato” si può percorrere in autonomia oppure, una volta in settimana, in compagnia di un esperto naturalista che porterà a scoprire le tappe illustrate sul sentiero (ogni mercoledì dal 1 luglio al 2 settembre 2020 con ritrovo presso la stazione a monte della Cabinovia del Buffaure a Pozza di Fassa. Orario: dalle ore 9.45 alle ore 15.30. Per famiglie con bambini dai 6 anni in su, difficoltà media, non percorribile con il passeggino. Prenotazione obbligatoria entro le 18 del giorno precedente: 0462 764085 o info@funiviebuffaure.it). Tutti gli altri appuntamenti QUI.

 

Ecco come si snoda il percorso: all’arrivo della telecabina seguite le indicazioni per il “Sentiero dimenticato” che vi condurranno fino ad un’area con quattro totem espositivi e grandi pietre: il Giardino Geologico. Qui, dopo una breve introduzione sulla nascita del nome Dolomiti e il riconoscimento di queste montagne da parte dell’UNESCO come Bene dell’Umanità, si potranno vedere in dettaglio le principali rocce che caratterizzano il paesaggio dolomitico: la dolomia con la dolomite, il calcare con la calcite, ed infine le rocce vulcaniche con i numerosi minerali

Per proseguire si segue la pista da sci e, a poca distanza, si incontra un altro totem dove si può comprendere meglio la presenza di rocce vulcaniche in questi luoghi ed osservare un modello di pillow lava: una colata lavica sottomarina. Ora il percorso diventa decisamente in salita fino ad un nuovo grande pannello che si fa notare: il pino cembro, albero caratteristico di queste quote, prezioso per animali e uomini.

Seguendo le indicazioni si giunge presto ad un totem dove ci si può immergere nell’antico mare nel quale si è formata questa roccia e vedere le strane alghe e i gusci dei molluschi che oggi troviamo come fossili nel calcare della Marmolada. Il sentiero prosegue nel bosco con qualche saliscendi e porta ad un’altra postazione dove possiamo scoprire il mondo nascosto del formicaio e osservare dei modelli ingranditi di formiche rufa (formica rossa dei boschi).

Proseguendo il cammino si giunge ad un punto dal quale si riesce a vedere la Val San Nicolò fino alla sua testata. Con l’aiuto di una manovella si possono individuare e leggere le caratteristiche del paesaggio che sta di fronte. Salendo ancora lungo il sentiero si arriva in un punto dove si possono scorgere le pareti rocciose e le cime del gruppo della Vallaccia, vera e propria meridiana di pietra per gli uomini e le donne che venivano a lavorare fin quassù.

Il sentiero continua a salire e ci conduce fino al cospetto delle grandi pareti dei Maerins un totem ci riporta alle leggende che sono fiorite in questi luoghi, storie di principi, streghe, nani, eserciti e regni fantastici. Poco più avanti il periscopio e la lente di ingrandimento ci consentono di dare uno sguardo diverso a paesaggio e agli elementi naturali che troviamo attorno a noi.

Salendo ancora lungo il sentiero si incontra un altro totem che ci parla del formicaio, stavolta mostrandoci uno spaccato dell’organizzazione interna, con gallerie e stanze dove si svolge frenetica l’attività della colonia.

Un’ultima salita tra affioramenti rocciosi e balze erbose ci porta allo scrigno fiorito del Buffaure dove scopriamo l’attività botanica del medico farmacista fassano Francesco Facchini, scopritore delle unicità botaniche di queste montagne.
Qui il sentiero ci propone un bivio, da una parte possiamo proseguire alla scoperta dei fiori del giardino botanico alpino (e soprattutto Baita Cuz, per mangiare un sacco di cose buone), dall’altra possiamo raggiungere la seconda parte del percorso. Si ritorna quindi sul tracciato della pista da sci, lo si attraversa, e si giunge ad un grande pannello che ripropone una scena della fienagione, che stagionalmente veniva effettuata in quota per per nutrire gli animali durante l’inverno.

Ora si scende lungo il sentiero accompagnati dal dolce rumore del ruscello che ci conduce fino a due ruote in legno, che ci permettono di vedere la forza dell’acqua e la sua utilità per il lavoro dell’uomo come energia pulita. Pensate che qui si può persino ricaricare il proprio device elettronico grazie ad una postazione con porta USB alimentata da una dinamo e soprattuto si può riposare sulla panchina al dolce suono dell’acqua. Si prosegue poi verso un’altra postazione per scoprire come l’acqua modelli il paesaggio, grazie alla visione di un modello di sedimenti presi sul fondo di un ruscello. Infine, per concludere il giro si arriva ad una fontana dove l’acqua, portata da una canaletta in legno, zampilla rumorosa, facendo riflettere sull’acqua come preziosa fonte di vita.

Se volete pranzare o fare merenda poco distante dal sentiero il nostro consiglio è di fermarsi al rifugio Baita Cuz, gestita dal simpaticissimo Stefano e dalla sua famiglia, che offre un menù ricco di prelibatezze locali da gustare su una splendida terrazza panoramica. Se vi va di camminare ancora potete (salendo lungo le piste, 40 minuti circa, o scendere all’arrivo della telecabina e prendere la seggiovia) raggiungere uno spettacolare punto panoramico da cui potrete ammirare diverse cime tra cui la regina Marmolada, per uno spettacolo a 360 gradi davvero unico. Da lì parte una camminata in quota sulle creste, che dura un’ora circa ed arriva sopra Alba di Canazei.

Bella anche la discesa verso la Valle S. Nicolò che vi permette di avere una visuale magnifica dall’alto grazie al sentiero che scende dolcemente e che vi farà immergere in un paesaggio incontaminato (se avete fortuna potete imbattervi in qualche abitante del bosco, come marmotte o caprioli). Se decidete di lasciare il Buffaure in questo modo, per tornare al parcheggio degli impianti poi potete prendere il bus navetta (QUI orari e prezzi ) direttamente dalla valle che vi porterà fino al Camping Vidor e poi potrete fare un tratto a piedi (circa 700 metri) fino al parcheggio, oppure potete scegliere di incamminarvi e percorrere i cinque chilometri che vi separano dalla partenza direttamente a piedi (non consigliato).