Vecchi binari e barite: le miniere di Darzo

đź—“Calendario visite estive 2018:  domenica 10 – 17 – 24 giugno. Tutti i venerdì, sabato e domenica di luglio, agosto e settembre (dal 6 luglio al 9 settembre). Domenica 16 – 23 – 30 settembre.

Domenica 2 settembre ingresso gratuito per gli under14! 

Sapevamo giĂ  e ogni giorno ne abbiamo la conferma, che in Trentino le storie di uomini che si sono rimboccati le maniche e di lavori che hanno fatto la storia di un paese o di una valle sono tantissime, ma che ci sono tante tante storie che molti di noi ancora non conoscono, come quella di Darzo per esempio e della sua corsa all’ ”oro bianco” della Valle del Chiese: la Barite. Non immaginatevi una pietra preziosa per anelli e ciondoli, ma preziosa lo è stata per queste zone che per anni hanno vissuto grazie a un’economia costruita su questo minerale. Arriviamo in un caldo pomeriggio nella piazzetta di Darzo e, in attesa della nostra guida, la prima cosa che ci lascia a bocca aperta è il meraviglioso murales colorato che domina la via, scopriamo solo dopo che è stato dipinto da Paola de Manincor  e che si intitola “L’epopea dell’oro bianco”. DSC_6183All’arrivo della guida, Andrea, scopriamo che non è solo quel murales a caratterizzare Darzo, ma ce ne sono altri e tutti raffigurano il lavoro dei minatori e la vita del paese nel periodo buono delle miniere e sono davvero affascinanti. Il clou della nostra gita arriva però quando, dopo una salita con il pulmino fino in cima alla montagna che sovrasta il paese e che ci regala una vista strepitosa su tutta la valle, arriviamo alla Casa del minatore con le sue imposte rosse, a 1100 metri sul livello del mare, a Marigole. DSC_6239Cercando di arginare l’impazienza dei bambini scalpitanti desiderosi di trovare, come i sette nani, delle pietre preziose, ascoltiamo con curiositĂ  le nozioni che Andrea ci regala su come i minatori facevano detonare le rocce, scavavano le miniere e su tutto quello che con la barite si poteva produrre. Rimaniamo senza parole davanti allo spettacolo della valle e del lago d’Idro visti dall’alto, uno spettacolo che grazie ad una roccia messa in sicurezza da transenne d’acciaio, si può godere senza grandi sforzi (attenzione alle vertigini però!). Foto dopo foto, racconto dopo racconto, Andrea ci regala un bellissimo momento accompagnandoci, lungo i suggestivi binari dismessi un po’ alla “Stand by me”, fino alla stazione della funicolare.DSC_6211

L’apertura dell’imbocco di una delle miniere situata proprio in quel punto, un vento talmente freddo da farci rimanere senza fiato, ha stupito tutti, piccoli e grandi. Che da dentro le montagne potesse uscire il vento è stato, per tutti, una scoperta divertente e credo unica. Ma la miniera che possiamo visitare, con tanto di caschetto e frontalino luminoso, non è questa e nemmeno quella che si trova a metĂ  strada sulla scalinata per arrivare alla casa del minatore, la nostra meta è piĂą in alto ed è la miniera di “S. Barbara”, dedicata alla protettrice dei minatori.DSC_6286 Andrea fornisce a tutti l’elmetto e ci assicura che è una proforma, perchè la miniera è in sicurezza, apre le porte da cui esce una bella frescura e poi, entrati, le richiude alle nostre spalle ed è il buio. Frontalini accessi e via in un viaggio nel mondo dei minatori, tra piccole stalagtiti, insetti, pavimento fangoso, buio e umiditĂ . Scomodo certo, ma assolutamente affascinante. Venuti a sapere che stavamo per passare sopra a un buco di 70 metri cominciamo a sudare freddo, ma ci fidiamo di Andrea e, superata la grata che lo copre, grazie a lui scopriamo il famoso “buio del minatore”; spenti i frontalini rimaniamo senza parole nell’immaginare insieme il turbinio di sensazioni che devono aver provato questi lavoratori nell’esplorare le cavitĂ  nella roccia. Timothy è meravigliato e grato per aver potuto esplorare la miniera da vero minatore. DSC_6275Naturalmente il tratto percorribile è breve, ma vediamo persino un filone di barite ancora “buono”. Un salto alla casa del minatore che contiene ancoraDSC_6263 i ricordi della vita nelle miniere: le tute, gli elmetti, le candele, le lampade a idrocarburo (il cui funzionamento solleva la curiositĂ  dei bambini), le brande e i richiami all’utilizzo del solfato di Bario. Finito il tour, scendendo con il pulmino, penso che il sogno di un paese e di un’associazione che si è presa a cuore i lavori di restauro e promozione di un pezzo di storia locale, dovrebbero trovare sempre maggior utenza e risalto, perchĂ© il ricordo è un’arma sempre vincente.

La gita, a nostro avviso, è adatta a tutti, ma meglio se i bambini hanno già 7/8 anni, perché alcune parti “storiche” potrebbero essere un po’ lunghe, anche se poi la visita alla miniera vale un po’ di pazienza. Niente passeggini e purtroppo non consigliata a chi ha problemi di deambulazione, perché ci sono le scale e anche il percorso sulla rotaia dismessa sarebbe off limits.

Per maggiori informazioni sulle miniere: leggi qui.

Nei paraggi da visitare: il lago d’Idro, il Castello di San Giovanni di Bondone (e il borgo di Bondone tra i piĂą belli d’Italia), i forti Larino e Corno, il lago di Roncone.

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