Baselga di Pinè, conosciutissima per il suo bel lago, è uno di quei luoghi che non devono trarvi in inganno: al di là dei posti più frequentati infatti, ci sono un sacco di belle passeggiate e luoghi carini da frequentare che sono assolutamente a misura di famiglia. Oggi, per esempio, per spolverare un po’ la mia memoria di bambina ex villeggiante, siamo partiti da Poggio dei pini, una nota zona residenziale degli anni Ottanta (alla rotatoria di Baselga, per chi arriva da Albiano, prendere la prima uscita per Vigo), ma questo percorso si può iniziare anche nel verso opposto partendo dall’abitato di Grill.
Ci siamo inoltrati alla scoperta di una leggenda che aleggia sui boschi della zona: quella di Jacopino, terribile sovrano del pinetano nel Medioevo, decapitato dai contadini in rivolta e padrone di un castello, precisamente quello “de la Mot” o anche detto Castel Belvedere, di cui oggi rimangono solo pochissimi resti, ma di cui rimane intatta la meravigliosa posizione panoramica. “Sulle orme di Jacopino” è una bella passeggiata animata da cartelli e indicazioni curiose, create dalle classi della zona qualche anno fa: alcuni danno notizie sugli alberi che popolano il bosco (ontani, noccioli, betulle, abeti e pini per citarne alcuni), altri conducono proprio al castello dell’antico sovrano e al bellissimo maso Purga (dal nome della zona “Purga”, storpiatura dell’antico “Burg”, castello). All’inizio la passeggiata, che dura poco meno di un’oretta se non vi fermate, alla ricerca di funghi, fogli o animaletti autunnali, parte su una strada asfaltata che fiancheggia belle casette per villeggiatura e che, passata una coltivazione in serra di fragole, tipica di queste zone, conduce diretta al bosco.
In questo bosco è concesso tirare con l’arco e infatti tutta la zona è costellata di bersagli a cielo aperto ed è divertente scovarne le strane posizioni, ma in realtà la cosa migliore è il fresco del sottobosco e, a detta dei bambini, gli stupefacenti incontri sul cammino: scoiattoli, lucertole e niente poco di meno che una bella salamandra. La luce del primo pomeriggio filtra fa gli alberi e anche se il sentiero nel bosco volge lentamente alla salita nessuno si lamenta perché i colori sono bellissimi grazie al foliage atunnale e l’aspettativa rispetto al castello è molta.Seguendo i cartelli che ci chiedono di farsi guidare dalla “spada di Jacopino” arriviamo a un bivio che ci fa sentire come Alice nel Paese delle Meraviglie: “per di qui o per di lì?”, “per il castello o per il maso”?, nase spontanea la domanda. Decidiamo per il castello e in men che non si dica, superato l’ultimo tratto di salita arriviamo ai ruderi e soprattutto allo spiazzo con vista panoramica sulle montagne che circondano la valle e sui paesi.
Proprio sul culmine del dosso (il Dos de la Mot appunto) che un tempo ospitava il castello ora ridotto a pochi sassi che formano modesti muretti, è stata installata una postazione con una panca e un “libro” molto particolare da sfogliare per scoprire il riadattamento della leggenda di Jacopino, da parte degli studenti dell’Altopiano. Anche se pochi lo sanno il Castel de la Mot o anche “castel Belvedere” è uno dei più antichi del Trentino.
Un po’ dispiaciuti per i pochi resti di questa struttura che doveva sicuramente riservare un grande fascino per chi arrivava dal sentiero, scendiamo e decidiamo di prendere anche la stradina che porta al maso Purga. Ottima scelta: in pochi minuti arriviamo proprio ai piedi di questo affascinante posto, conservato benissimo e che, scopriamo, era il luogo di servizio del castello. Ci fermiamo davanti alla tabella che descrive gli utensili del tempo: la gerla, la falce e così via e proseguendo un poco più avanti, sulla stradina che ci riporterà a Poggio dei pini, troviamo una fontanella di acqua fresca e il “capitel de le Caore”. Proprio alla fontanella un cartello ci avvisa che da lì in poi il cavaliere non ci avrebbe più fatto da guida verso la strada del ritorno. Poco male, ormai il percoso ad anello è chiaro: per un tratto si percorre uno stradino asfaltato e poco dopo si ritorna al punto, nel bosco, in cui iniziava la salita per il castello.
Sconsigliata ai passeggini è invece consigliatissima per chi vuole passare un po’ di tempo in mezzo al bosco senza fare troppa strada e magari fermandosi a riposare un po’ al sole con una gran bella vista sulla valle e sulle montagne. Si parcheggia comodamente a Poggio dei pini, a poca distanza dal maneggio “Natura al trotto” e volendo, se si ha ancora un po’ di tempo, poi si può passeggiare nel centro di Baselga, godendo dei due nuovissimi parchi gioco (uno vicino alla centrale via Roma, l’altro proprio lungo le sponde del lago di Serraia). Consigliato, come sempre, lo storico gelato del Bar Pinetana oppure un dolcetto al Bar Bianco, tutto allestito in stile shabby chic (e che a me, lo ammetto, fa sempre tornare in mente quello spettacolare profumo di pizzette che c’era all’ora di merenda…d’estate, tanti tanti anni fa).






Ci è sembrato da subito diverso da quelli che avevamo visitato finora, fin dal primo scorcio di giardino: fiori colorati, aiuole verdissime, un bell’ingresso, guardiola con cucina e attrezzatura, la piscina e soprattutto il padrone, il signor Paolo Staudacher che ci ha accolti calorosamente non appena siamo entrati. La corte dell’ingresso ci ha praticamente ammaliato: il grande portone contornato di verde e di rose, tra grandi alberi e scorci di castello che paiono invitarti ad entrare hanno catturato subito non solo il nostro sguardo adulto, ma anche l’attenzione dei nostri piccoli accompagnatori.
Timothy è rimasto colpito dalle grandissime (e antichissime) rose rampicanti che come segno di appartenenza hanno abbracciato le grandi mura del castello catapultandoci con la fantasia in una favola antica. Il grande fienile che ci accoglie per primo, oggi adibito a sala da cerimonia per un imminente matrimonio, si staglia imponente e ci costringe a soffermare lo sguardo, ma la vera attrazione è la storia che questo luogo conserva in sé. Castel Ivano è il risultato di secoli di appropriazioni, passaggi pignoratizi, guerre e grande passione nella sua ricostruzione da parte della famiglia Staudacher, nonostante i disastri commessi dalla Grande Guerra. Da fortezza dell’anno 1000 con mura impervie e guardinghe a difesa dell’intera fortezza, sul lato in cui passava la Via Claudia Augusta, a meraviglioso maniero del ‘500 che, dal lato ormai bonificato dell’attuale Valsugana, con stemmi, balaustre, cucine e loggiati troneggiava tutta la zona insieme, scopriamo, ad altri 13 castelli, la maggior parte dei quali sono stati rasi al suolo. Rimaniamo affascinati da tutto, dall’interno e dall’esterno, dalla chiesetta consacrata
che ha visto il matrimonio segreto del Generale Dalla Chiesa, e soprattutto, lo dobbiamo confessare, dal regalo speciale concessoci dal proprietario: la salita sulla torre. Che sensazione ragazzi! Nel punto più alto del castello, a un passo dal cielo, sopra quella che era una vera prigione per le donne, che se solo potesse parlare avrebbe mille e mille storie da raccontare. Uno spettacolo: la visuale, l’emozione della salita, i racconti di chi Castel Ivano lo porta nel cuore e nell’albero genealogico. Una visita guidata davvero unica. Vi consigliamo di prendervi il tempo di fare un salto in questa residenza privata, che si può visitare solo su prenotazione e che, grazie alla guida (Sabrina, simpatica e bravissima tra l’altro), diventerà subito familiare. Basta telefonare allo 0461 763432 oppure al 334/7425960).
rio ai piedi del castello a sorpresa c’è un’oasi faunistica (
A 60 metri da terra, imponente e pericoloso (è percorribile ma molto rischioso perché privo di protezioni), il ponte si staglia in cielo con la roccia come sfondo e per i bambini, ma anche per noi adulti, è un chiaro e bell’esempio della potenza incommensurabile della natura. Rimaniamo impressionati e ammettiamo che solo papà riesce a farci qualche metro sopra, per noi tre rimane solo un bello spettacolo. Il sentiero che porta al ponte, facilissimo, fresco e molto carino tra vegetazione e recinti di sicurezza, oltre che comodi punti panoramici, dura circa un’ora e mezza andata e ritorno, ma secondo noi per i più abituati anche meno. Niente passeggini anche se all’inizio può sembrare fattibile, ma poi quando si sale il sentiero si stringe e non è più agibile, nemmeno con i tre ruote, a piedi invece tutto procede liscio.


Qui, sotto le fronde del bosco o meglio, della foresta di faggi, si sta freschi e ci sono un sacco di rocce con il muschio e popolazioni di trifogli. La passeggiata é tranquilla ma non la consiglio per i passeggini perché un po’ scoscesa a tratti. Ci sono alcuni punti panoramici e ci sono panche e tavoli per pensare anche ad un pic nic. L’arrivo, come vi ho anticipato, é al maso Pegorar dove ci sono persine le caprette e da dove, volendo, si può scendere fino al centro di Andalo o al Life Park.

Cresce con la schiena. A seconda della forma anatomica del bambino, gli spallacci si lasciano regolare facilmente lungo le barre in alluminio alla statura del bambino. Lo zaino ergobag cresce insieme a chi lo indossa per tutta la durata della scuola elementare, da 1 m a 1,50 m. Ergonomico da cima a fondo. Ben progettato: sia la borsa che lo zaino per lo sport si agganciano facilmente allo zaino ergobag pack o cubo, per poter lasciare le braccia libere ai bambini. Cosí che il carico solo su un lato potrà essere evitato.



di qualità, di innovazione e di legame con i ragazzi. Ma sì, certo, ragazzi che proprio come te amano stare insieme, amano sorridere, amano portarsi in spalla lo spirito colorato ed innovativo di Seven per rendere unico il proprio stile. Non conoscete ancora Jack? JACK è il trolley brevettato Seven che diventa un normale zaino perché grazie allo speciale carrello sganciabile, lo stacchi e indossi solo lo zaino. Se non vuoi staccarlo dal carrello puoi anche indossarlo tirando fuori gli spallacci dalla tasca posteriore, oppure lo trascini a mano con la doppia barra in alluminio estraibile, che puoi regolare in altezza. Il carrello di Jack è studiato per la massima facilità di utilizzo: le ruote toccano sempre a terra, anche mentre sali le scale. Trolley New Jack: in poche facili mosse lo trasformi in uno zaino vero e proprio e il carrello, lo lasci a casa. E’ lavabile, resistente ed indistruttibile! Dì la verità, un trolley così non l’avevi ancora mai visto, eh?!?!?
Panico da foderatura libri? Cara mamma e papà ricordatevi che i libri possono foderarli direttamente da Duomocenter, con il sistema Colibrí. Lo conoscete? E’ fantastico! I suoi valori sono: amore per la cultura, rispetto per i libri, qualità del servizio, innovazione, internazionalità. “Un libro è come l’amore. Va protetto per allungargli la vita.” Un libro protetto vive più a lungo e vivono più a lungo anche i suoi contenuti, perché i libri sono la nostra memoria e la nostra identità, e conservarli meglio è un atto d’amore per la nostra cultura e per le generazioni future. Ecco perchè pensare a Colibrì…
























