Fantasia, immaginazione, creatività sono parole chiave per la filosofia di Kidsonthetree, un marchio che ha fatto della ricerca e della qualità i suoi fiori all’occhiello. Parlando con Stefano Scarparo Alves, ideatore e anima del progetto Kidsonthetree il discorso sui giochi e le tipologie di giochi che i bambini preferiscono salta spesso fuori e in una recente chiacchierata siamo finiti a parlare di quelle volte in cui, di fronte a un regalo fatto a un figlio si rimane delusi della reazione, magari perché il bambino è più attratto dalla confezione che dal giocattolo stesso. Vi è mai capitato? Fa sorridere, ma anche pensare. A Stefano con le sue figlie, ma anche a noi onestamente, è successo e questo ci fa soffermare sulla nostra capacità reale di riconoscere i gusti dei bambini, senza farci influenzare dai nostri. Stefano sostiene di aver sempre pensato che si trattasse di uno di quegli inevitabili (e numerosi) “eventi naturali e comuni” della vita del genitore imperfetto. Può essere sicuramente, ma ci racconta che da quando ha avuto modo di parlare con Jordi, ideatore, fondatore e realizzatore dei Nins® di Grapat il suo punto di vista in merito a questo episodio è di certo cambiato. Jordi gli ha infatti spiegato che toccando con le mani i giochi che produce i bambini “vedono al di là dei colori e poiché sono sensibili ad ogni prezioso piccolo tocco, accarezzano la consistenza del legno, i bordi arrotondati, le facce lisce e le sfere”, un po’ come se le mani potessero vedere. Un’immagine a dir poco suggestiva!

Girl Playing With Building Blocks — Image by © Royalty-Free/Corbis
I bambini hanno, ci racconta Stefano dal suo punto di vista, delle priorità sempre speciali, non sempre comprensibili agli adulti e a volte non si tratta di regalar loro giochi “sbagliati” o “corretti”, ma solo di diverse priorità. Spesso i materiali sono solo uno strumento, perché il gioco infantile è l’essenza dell’esistenza e l’espressione massima di vita. Attraverso il gioco i bambini si aprono al mondo e se li lasciamo fare vedremo che loro ci diranno io sono, io esisto”. Per scoprire il mondo è necessario anche passare attraverso il gioco libero e destrutturato, anche a favore dell’acquisto di autonomia.
Stefano, papà di due bambine, si rende conto nel quotidiano che mano a mano che la crescita dei bambini avanza, i giochi di trasformazione e di invenzione diventano sempre più complessi e più intriganti, rimanendo fermo il concetto però di gioco come occasione per creare qualcosa di nuovo, riprendere e sviluppare ulteriormente un’attività, un gioco lasciato il giorno prima. Persino degli scatoloni semplicissimi, imballaggi senza orpelli, possono diventare automobili, case per le bambole, stalle di cavalli oppure navicelle spaziali grazie ai colori e agli addobbi fatti di nastro adesivo, etichette, nastri e tutto quello che la fantasia suggerisce al momento.
I materiali, le consistenze e i colori sono caratteristiche essenziali dei prodotti selezionati e proposti da Kidsonthetree, in particolare quelli del marchio GRAPAT (proprio ideati da Jordi di cui si parlava prima), esaltano le forme, le tine e il legno di cui sono composti, regalando al bambino, al di là del gioco fine a sè stesso, anche l’opportunità della scoperta. Educativi di nome e di fatto, i giochi scelti da Kidsonthetree si possono visionare al catalogo online grazie al sito, dove troverete anche il blog di Stefano Scarparo Alves, che regala continui spunti sull’essere genitori.









Ci è sembrato da subito diverso da quelli che avevamo visitato finora, fin dal primo scorcio di giardino: fiori colorati, aiuole verdissime, un bell’ingresso, guardiola con cucina e attrezzatura, la piscina e soprattutto il padrone, il signor Paolo Staudacher che ci ha accolti calorosamente non appena siamo entrati. La corte dell’ingresso ci ha praticamente ammaliato: il grande portone contornato di verde e di rose, tra grandi alberi e scorci di castello che paiono invitarti ad entrare hanno catturato subito non solo il nostro sguardo adulto, ma anche l’attenzione dei nostri piccoli accompagnatori.
Timothy è rimasto colpito dalle grandissime (e antichissime) rose rampicanti che come segno di appartenenza hanno abbracciato le grandi mura del castello catapultandoci con la fantasia in una favola antica. Il grande fienile che ci accoglie per primo, oggi adibito a sala da cerimonia per un imminente matrimonio, si staglia imponente e ci costringe a soffermare lo sguardo, ma la vera attrazione è la storia che questo luogo conserva in sé. Castel Ivano è il risultato di secoli di appropriazioni, passaggi pignoratizi, guerre e grande passione nella sua ricostruzione da parte della famiglia Staudacher, nonostante i disastri commessi dalla Grande Guerra. Da fortezza dell’anno 1000 con mura impervie e guardinghe a difesa dell’intera fortezza, sul lato in cui passava la Via Claudia Augusta, a meraviglioso maniero del ‘500 che, dal lato ormai bonificato dell’attuale Valsugana, con stemmi, balaustre, cucine e loggiati troneggiava tutta la zona insieme, scopriamo, ad altri 13 castelli, la maggior parte dei quali sono stati rasi al suolo. Rimaniamo affascinati da tutto, dall’interno e dall’esterno, dalla chiesetta consacrata
che ha visto il matrimonio segreto del Generale Dalla Chiesa, e soprattutto, lo dobbiamo confessare, dal regalo speciale concessoci dal proprietario: la salita sulla torre. Che sensazione ragazzi! Nel punto più alto del castello, a un passo dal cielo, sopra quella che era una vera prigione per le donne, che se solo potesse parlare avrebbe mille e mille storie da raccontare. Uno spettacolo: la visuale, l’emozione della salita, i racconti di chi Castel Ivano lo porta nel cuore e nell’albero genealogico. Una visita guidata davvero unica. Vi consigliamo di prendervi il tempo di fare un salto in questa residenza privata, che si può visitare solo su prenotazione e che, grazie alla guida (Sabrina, simpatica e bravissima tra l’altro), diventerà subito familiare. Basta telefonare allo 0461 763432 oppure al 334/7425960).
rio ai piedi del castello a sorpresa c’è un’oasi faunistica (
A 60 metri da terra, imponente e pericoloso (è percorribile ma molto rischioso perché privo di protezioni), il ponte si staglia in cielo con la roccia come sfondo e per i bambini, ma anche per noi adulti, è un chiaro e bell’esempio della potenza incommensurabile della natura. Rimaniamo impressionati e ammettiamo che solo papà riesce a farci qualche metro sopra, per noi tre rimane solo un bello spettacolo. Il sentiero che porta al ponte, facilissimo, fresco e molto carino tra vegetazione e recinti di sicurezza, oltre che comodi punti panoramici, dura circa un’ora e mezza andata e ritorno, ma secondo noi per i più abituati anche meno. Niente passeggini anche se all’inizio può sembrare fattibile, ma poi quando si sale il sentiero si stringe e non è più agibile, nemmeno con i tre ruote, a piedi invece tutto procede liscio.


Qui, sotto le fronde del bosco o meglio, della foresta di faggi, si sta freschi e ci sono un sacco di rocce con il muschio e popolazioni di trifogli. La passeggiata é tranquilla ma non la consiglio per i passeggini perché un po’ scoscesa a tratti. Ci sono alcuni punti panoramici e ci sono panche e tavoli per pensare anche ad un pic nic. L’arrivo, come vi ho anticipato, é al maso Pegorar dove ci sono persine le caprette e da dove, volendo, si può scendere fino al centro di Andalo o al Life Park.

Cresce con la schiena. A seconda della forma anatomica del bambino, gli spallacci si lasciano regolare facilmente lungo le barre in alluminio alla statura del bambino. Lo zaino ergobag cresce insieme a chi lo indossa per tutta la durata della scuola elementare, da 1 m a 1,50 m. Ergonomico da cima a fondo. Ben progettato: sia la borsa che lo zaino per lo sport si agganciano facilmente allo zaino ergobag pack o cubo, per poter lasciare le braccia libere ai bambini. Cosí che il carico solo su un lato potrà essere evitato.



di qualità, di innovazione e di legame con i ragazzi. Ma sì, certo, ragazzi che proprio come te amano stare insieme, amano sorridere, amano portarsi in spalla lo spirito colorato ed innovativo di Seven per rendere unico il proprio stile. Non conoscete ancora Jack? JACK è il trolley brevettato Seven che diventa un normale zaino perché grazie allo speciale carrello sganciabile, lo stacchi e indossi solo lo zaino. Se non vuoi staccarlo dal carrello puoi anche indossarlo tirando fuori gli spallacci dalla tasca posteriore, oppure lo trascini a mano con la doppia barra in alluminio estraibile, che puoi regolare in altezza. Il carrello di Jack è studiato per la massima facilità di utilizzo: le ruote toccano sempre a terra, anche mentre sali le scale. Trolley New Jack: in poche facili mosse lo trasformi in uno zaino vero e proprio e il carrello, lo lasci a casa. E’ lavabile, resistente ed indistruttibile! Dì la verità, un trolley così non l’avevi ancora mai visto, eh?!?!?
Panico da foderatura libri? Cara mamma e papà ricordatevi che i libri possono foderarli direttamente da Duomocenter, con il sistema Colibrí. Lo conoscete? E’ fantastico! I suoi valori sono: amore per la cultura, rispetto per i libri, qualità del servizio, innovazione, internazionalità. “Un libro è come l’amore. Va protetto per allungargli la vita.” Un libro protetto vive più a lungo e vivono più a lungo anche i suoi contenuti, perché i libri sono la nostra memoria e la nostra identità, e conservarli meglio è un atto d’amore per la nostra cultura e per le generazioni future. Ecco perchè pensare a Colibrì…

















