Le capre sono uno degli animali della fattoria che ispira più simpatia: vuoi per la loro curiosità, vuoi per quello sguardo così particolare, o per i loro salti… non c’è bambino che sia immune al loro fascino!
Se dunque anche a voi piacciono le capre e volete trascorrere un pomeriggio in loro compagnia potete fare come abbiamo fatto noi: in compagnia di Andrea, accompagnatore di mezza montagna e micologo, ci siamo spinti fino a Malga Agnelezza, una malga che si trova nei pressi del Passo del Manghen, che mette in comunicazione la Val di Fiemme con la Valsugana.
Partendo dall’Acropark Adventure Dolomiti in Località Piazzol a Castello-Molina di Fiemme si percorre, facendo molta attenzione alle numerose motociclette, la strada del Manghen per circa 6-7 chilometri e si lascia l’auto in uno spiazzo nei pressi della strada forestale che conduce alla malga, facilmente riconoscibile dai cartelli che indicano il sentiero 314 e la malga Agnelezza. Da qui si prosegue a piedi per circa 45 minuti, su una strada non faticosa, sempre in piano o al massimo in leggerissima salita.
Il paesaggio è quello selvaggio del Lagorai, con le ferite inferte da Vaia e da ciò che ne è susseguito. Ma se molti sono gli alberi caduti, con conseguente perdita di fresco ed ombra, numerosissimi sono invece i fiori e le erbe che si possono osservare lungo il percorso.

Poi le vediamo: una, due, tre, dieci, venti…. le capre sono ovunque e sono tantissime! Qualcuna si avvicina incuriosita, qualche altra, più sfrontata, si appoggia a noi con la testa per ricevere coccole. Ci sono capre piccole, capre grandi, capre con le corna lunghe, con le corna storte, capre per tutti i gusti, inclusi alcuni esemplari di capra pezzata mochena.
Veronica, che pur avendo un trascorso da altleta ha preferito dedicarsi quasi totalmente a questi animali, ci racconta della sua giornata e della vita in malga, che da tante soddisfazioni ma è fatta anche di tanti sacrifici e levatacce mattutine. Ci racconta di quando, purtroppo, l’orso ed i lupi sono passati da queste parti, a spese delle povere caprette…


Entrano quindi in campo i cani pastore, che in men che non si dica radunano il gregge. Le capre corrono ordinate verso la stalla e si mettono in fila: alcune verranno munte, altre no (capre giovani, anziane, che non hanno avuto da poco capretti): attaccate le pompette alle capre parte la mungitura automatica, che richiede un po’ di tempo.

Riscendiamo a ritroso la strada dell’andata con già un po’ di nostalgia per questo mondo semplice e antico, consapevoli del privilegio che abbiamo avuto di poter trascorrere un pomeriggio lontano dalla frenesia. Bye bye caprette!
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Per ulteriori informazioni sulla visita con l’accompagnatore:
APT Valle di Fiemme
Via Fratelli Bronzetti 60 – 38033 CavaleseESTATE 2022:
E’ possibile effettuare l’escursione con merenda e mungitura e con l’accompagnamento della guida tutti i venerdì pomeriggio alle 14.30, fino al 2 settembre. L’attività “Un pomeriggio da Capra” rientra tra le esperienze prenotabili anche con la Fiemme Pinè Cembra Card. Per ulteriori informazioni e prenotazioni vedi anche la nostra agenda QUI






Il sentiero a questo punto si dirama e si deve tenere la destra, seguendo le indicazioni per Viel del Pan: in altri dieci minuti si arriva al moderno Rifugio Fredarola, a quota 2388 mt s.l.m. Qui inizia il vero e proprio Viel del Pan, che collega Passo Fedaia a Passo Pordoi. Si tratta di un sentiero per lo più pianeggiante, abbastanza ampio e dal fondo per lo più regolare, in terra battuta, percorribile anche con il passeggino da trekking. Il rifugio deve il suo nome (Viel del Pan significa “Strada del Pane”) al commercio della farina, che veniva trasportata lungo questo tragitto d’alta quota perché ritenuto più sicuro.
Ci siamo fermate più volte cercando di scorgere qualche marmotta tra le rocce, ma pur essendo molto chiacchierone, purtroppo non erano molto propense a farsi vedere! Punto d’arrivo di questa nostra prima tappa di oggi era il rifugio Viel dal Pan, che si trova a 2432 metri.
Affacciandosi alla staccionata davanti al rifugio e guardando verso la Marmolada si può ammirare il sottostante lago di Fedaia, anch’esso raggiungibile se si prosegue il cammino (non è però un percorso adatto ai bambini, anzi è consigliato solo ad esperti, visto il forte dislivello e i tratti esposti).





Niente di esageratamente difficile, anzi, il sentiero è adatto anche a chi ha bambini poco propensi a camminare o nel passeggino. Ciononostante questa passeggiata vi regalerà una visuale incredibile su alcune delle più belle cime delle Dolomiti. Stiamo parlando della salita al Rifugio Monte Muro, dirimpettaio d’eccellenza del Sass de Putia.












Una gita quassù è davvero un must e quando ci sarete stati una prima volta non vedrete l’ora di ritornarci. Ci si può arrivare a piedi partendo dal centro di Arco e passando dalla Chiesetta in località Laghel (se volete provare ad arrampicare in falesia in zona leggete
La ferrata del Colodri, nata come discesa per i climbers, è un sentiero attrezzato adatto a tutta la famiglia (bambini dai 5 anni, purché amino camminare in montagna) che si percorre in un’oretta e regala una visuale spettacolare su tutta l’area sottostante.
Ai bambini piacerà arrampicarsi e tenersi occupati ad agganciare e sganciare i moschettoni, aggrapparsi ai fori nella roccia creati dall’acqua e dal ghiacciaio (la zona è molto interessante anche dal punto di vista geologico, con i campi solcati e altri fenomeni di carsismo ben visibili soprattutto nella parte alta del percorso), ma anche salire le scalette di ferro e, perché no, sentirsi grandi e provare il brivido della vertigine guardando giù!


Quassù noi abbiamo trovato anche delle caprette ed un caprone ad attenderci, intenti a brucare dei cespugli e per nulla intimoriti dalla nostra presenza.
Camminando altri 10 minuti sui campi solcati siamo giunti sulla vetta del Colodri, contrassegnata dalla grande croce di ferro mèta di tanti escursionisti.

Al Sailing Du Lac troverete la possibilità di noleggiare tutta l’attrezzatura (se avete già familiarità con questo sport e sapete cavarvela da soli), ma anche istruttori preparati e competenti che vi faranno conoscere le tecniche di base di questo sport e le regole fondamentali per poterlo praticare in sicurezza.
Indossata la muta (eh già, quel giorno il tempo non era dei migliori purtroppo…) ed il giubbotto salvagente abbiamo potuto mettere subito in acqua le nostre tavole: il Sailing Du Lac ha infatti accesso diretto al lago da una delle pittoresche insenature che caratterizzano il lungolago. Si rimane in ginocchio sulla tavola e si pagaia passando sotto il ponticello pedonale fino a sbucare in un piccolo golfo che si apre poi sulle acque del lago.

Del resto pare che, come suggerito dagli istruttori stessi, il modo migliore per imparare ad utilizzare il SUP sia proprio fare pratica. Non servono tante lezioni teoriche e già dopo un’ora o due di corso si è pronti per fare una prima uscita in autonomia, l’importante è non scordare mai le regole sulla sicurezza, per sé stessi e gli altri.
Ci siamo divertite ed abbiamo fatto due belle ore di esercizio muscolare! E come purtroppo sempre succede, quando finalmente ci siamo sentite più sicure e sciolte nello stare in piedi e pagaiare senza il chiodo fisso di poter cadere in acqua, era ora di rientrare alla base!


Non mancano ovviamente, come in ogni malga che si rispetti, nemmeno le mucche, sdraiate al sole o intente a brucare l’erba.
La malga si trova in fondo alla piana, superato il ponte, a circa 1600 metri di altezza: per chi volesse salire fino qua in auto c’è un grande parcheggio, nei pressi del quale parte anche il sentiero per il bivacco Paolo e Nicola.
Ci si può sedere sia all’interno che ad un tavolo all’aperto e mangiare qualcosa: c’è una bella scelta di polenta e taglieri, ma abbiamo scoperto che anche i dolci sono deliziosi. Vi consigliamo di provare la crostata di mirtilli rossi: da leccarsi i baffi!!!
Proseguendo da Malga Valmaggiore, in circa un’ora si può raggiungere Malga Moregna, dove i bambini troveranno anche gli asinelli.


























A metà strada da non perdere


